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  • Conoscere e gestire la nausea in gravidanza con serenità

    Lascia che questo petalo di consapevolezza si posi su di te... Una tazza di tisana allo zenzero La nausea in gravidanza è una compagna di viaggio fastidiosa, ma provare a combatterla non è la strategia più indicata, meglio conoscerla e saperla gestire. Il senso dell’olfatto diventa improvvisamente più sensibile e alcuni odori che prima non ti davano fastidio ora possono risultare insopportabili. Ti senti stanca, con lo stomaco sottosopra e hai solo voglia di scappare via dal cibo! Non preoccuparti, fa tutto parte del gioco, è il tuo corpo che sta cercando di adattarsi alla nuova vita che cresce dentro di te. Ma non per questo devi stare a guardare. Il sintomo della nausea è temporaneo, ma a volte può essere davvero limitante, e imparare a conoscerla e a gestirla, ti aiuterà a trascorrere il primo trimestre con più serenità. Avere la nausea in gravidanza è un buon segno? La presenza della nausea viene spesso considerata un segno del buon proseguimento della gravidanza. Forse è capitato anche a te di sentirlo dire. Ma è proprio così? In realtà esiste una percentuale di donne (circa il 10%-30%) che non soffre affatto di nausea in gravidanza, ma la loro gestazione procede comunque regolarmente. Allo stesso tempo, una parte di donne che ne soffrono si è ritrovata ad avere problemi nel primo trimestre, con conseguente aborto spontaneo. Quindi possiamo affermare che non c'è una regola precisa che possa farci stare totalmente tranquille, o estremamente preoccupate, sia in presenza che in assenza di nausea. Perché allora la nausea in gravidanza non è uguale per tutte? L'intensità della nausea in gravidanza può variare molto da donna a donna o essere addirittura assente, o perfino eccessiva e associata a vomito. Sappiamo che l'assetto ormonale di ogni gestante subisce una serie di cambiamenti rapidi e il corpo ha bisogno di adattarsi per creare un ambiente che consenta lo sviluppo di una nuova vita dentro di sé. Ma allora perché è così diversa la risposta di ognuna, a dei cambiamenti più o meno simili? Certo, i livelli di Beta-hCG ( l'ormone indicatore della gravidanza) possono variare e la familiarità e la predisposizione individuale a disturbi gastrici, o neurologici, giocano sicuramente un ruolo importante in queste differenze. Ma c'è dell'altro. Una scoperta recente (nel 2023-24) ha fatto luce su questo dilemma, rivelando il ruolo di un altro ormone, per il quale è stato dimostrato che ogni donna ha una sensibilità genetica diversa. Si tratta dell'ormone GDF15. Ho analizzato questo argomento in maniera dettagliata in un altro articolo, se ti va di approfondire leggi anche "L'ormone GDF15 è responsabile della nausea in gravidanza?" (se non è cliccabile non è ancora pubblicato). Quali sono le settimane peggiori per la nausea in gravidanza? La nausea in gravidanza tende a manifestarsi soprattutto nel primo trimestre, ma quali sono le settimane peggiori? Di solito, i sintomi iniziano intorno alla 6ª settimana contando dall'ultima mestruazione, quindi circa due settimane dopo la mestruazione mancata, e raggiungono il picco tra la 8ª e la 12ª settimana. Dopo questo periodo, molte donne iniziano a sentirsi meglio, anche se per alcune la nausea può persistere più a lungo. Quando chiedere aiuto e come gestire la nausea severa Quando la nausea diventa davvero intensa e accompagnata da vomito, può essere rischioso per la tua salute e quella del bambino. In questi casi si parla di iperemesi gravidica. Non esiste una criterio valido per tutte che indichi quando è il caso di rivolgersi al medico. L'unica regola è il malessere che percepisci tu e il livello di disagio che comporta per te questo disturbo. In linea generale, se vomiti più di tre volte al giorno, e non riesci a trattenere liquidi o cibo, sei molto debole, e perdi molto peso, ti consiglio fortemente di non aspettare a consultare il tuo medico o lo specialista. Il controllo medico, in questi casi è fondamentale anche per escludere la presenza di eventuali patologie dovute alla gravidanza, o l'aggravarsi di condizioni preesistenti di cui eri a conoscenza o meno. Rimedi nausea gravidanza: cosa funziona davvero? Ecco qualche consiglio rapido che potrebbe fare al caso tuo: Mangia poco e spesso: evita di restare a stomaco vuoto, perché la fame può peggiorare la nausea. Prova a fare piccoli spuntini ogni 2-3 ore. Scegli cibi leggeri e secchi: cracker, pane tostato, riso bianco sono ottimi per calmare lo stomaco. Bevi lentamente: l’acqua è fondamentale, ma sorseggiala piano, magari a temperatura ambiente o leggermente fresca. Zenzero, il tuo alleato naturale: tisane, caramelle o biscotti allo zenzero possono aiutare a ridurre la sensazione di nausea. Evita odori forti: profumi intensi, cibi speziati o fritti possono scatenare la nausea, quindi cerca di stare in ambienti ben ventilati. Riposa quando puoi: la stanchezza amplifica la nausea, quindi concediti pause e momenti di relax. Menta piperita: l’aroma fresco aiuta a calmare lo stomaco. Prova una tisana o semplicemente annusa una foglia di menta. Aromaterapia: oli essenziali come limone o lavanda possono alleviare la nausea. Usa un diffusore o metti qualche goccia su un fazzoletto da annusare. Respirazione profonda: quando senti la nausea arrivare, prova a fare respiri lenti e profondi. Ti aiuterà a rilassarti e a ridurre il senso di malessere. Alimentazione equilibrata: privilegia cibi ricchi di vitamine e minerali, ma evita quelli troppo grassi o pesanti. Ricorda: ogni rimedio va adattato a te e alle tue esigenze. Se qualcosa non ti piace o non ti fa sentire bene, prova un’altra soluzione. Questi sono solo alcuni dei rimedi più efficaci, ma ricorda che ogni corpo è diverso e che è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico, soprattutto in caso di iperemesi (nausea e vomito in forma eccessiva) Ricorda che è una fase passeggera e che il tuo corpo sta facendo qualcosa di straordinario: creare una nuova vita.Non dimenticare di prenderti cura di te stessa, ascoltare il tuo corpo e concederti momenti di dolcezza. Parla con chi ti sta vicino, condividi le tue emozioni e non esitare a cercare supporto. Per scoprire altre strategie utili a portata di amno, leggi anche "Nausea in Gravidanza: tips" e ascolta l'episodio "Nausea in gravidanza" sul Podcast "Pianeta Prevenzione". Se ti va, lascia il tuo commento qua sotto e una valutazione, grazie. Conosci la rubrica "Raccontami la tua storia?" . Hai anche tu una storia da raccontare? Leggi o ascolta come fare. Ti aspetto ai prossimi articoli e per qualunque cosa contattami Hai già toccato questo simbolo in alto vicino al menù? È i kanji della parola Sakura che significa fiore di ciliegio. Toccandolo, vedrai sbocciare le indicazioni per il "Gioco dei Cherry Blossom" Grazie a questo gioco, otterrai la parola "magica" per entrare nel "Giardino della consapevolezza"

  • Cos'è la Menopausa?

    Lascia che un petalo di consapevolezza si posi su di te... Il fiore lilla e la farfalla simboleggiano rinascita e libertà. il lilla spento è il colore della menopausa Non è il finale della storia è la tua fase di rinascita. Scopriamo insieme cos'è la menopausa Ogni donna, nel corso della propria vita, affronta cambiamenti, che seguono fasi e cicli, proprio come una luna in continua trasformazione. Tutto ha un inizio e una fine e il periodo fertile della donna non fa eccezione. Inizia con il Menarca e termina con la Menopausa. Ma sai davvero cos'è la Menopausa? Per definizione, la Menopausa è quella fase fisiologica della vita della donna che segna la fine del suo periodo fertile. Le cose da dire sull'argomento sono molte e questo articolo è solo l'inizio. Inauguriamo la nuova categoria "Menopausa" con un'introduzione alla fase di rinascita della donna. Scopriamo insieme cos'è la Menopausa. Naviga tra i paragrafi, clicca il titolo e espandi il testo. Cos'è la Menopausa? La menopausa fisiologica, ovvero quella in cui non è stata identificata un'altra causa fisiologica o patologica, corrisponde al cessazione irreversibile dell'attività ovarica. Le ovaie esauriscono gradualmente gli ovuli funzionanti. Solo una piccola percentuale viene persa durante la normale ovulazione. Il resto degli ovociti va incontro a un normale processo di atresia, di cui parleremo nello specifico nel prossimo paragrafo. Con l'avvicinarsi della menopausa, gli ovuli rimanenti diventano più resistenti all'FSH (Ormone Follicolo-Stimolante), responsabile della crescita dei follicoli ovarici e della conseguente maturazione degli ovociti. Questo fa sì che molti degli ovociti non raggiungano la completa maturazione durante la prima metà del ciclo mestruale. Come reazione di causa-effetto, le ovaie riducono drasticamente la produzione di estrogeni. Ecco innescata la catena che porterà all'esaurimento degli ovociti e all'arrivo della menopausa. L’età della menopausa varia da donna a donna, con una media mondiale di circa 50 anni. Atresia dei follicoli L'atresia degli ovociti (o atresia follicolare) è la degenerazione e il riassorbimento dei follicoli ovarici che non riescono a raggiungere la piena maturazione. È un meccanismo biologico continuo, che inizia già durante la vita fetale e prosegue nel corso dell'infanzia, della pubertà e dell'età adulta, fino alla menopausa. Il corpo mette in atto una vera e propria selezione naturale, scartando gli ovociti in eccesso e quelli probabilmente inadatti o più deboli. Questo determina così la progressiva riduzione della riserva ovarica della donna. Sai che al momento della menopausa potresti arrivare ad avere meno di 10.000 ovociti? Ti sembrano tanti? Confrontiamoli con quelli che avevi alla nascita: da 1 a 3 milioni; e con quelli che avevi all'inizio della tua vita fertile, cioè dal menarca: circa 400.000 ovociti. Non sarebbe possibile perderne così tanti se contassimo un solo ovocita espulso ogni mese. Infatti, ad ogni ciclo mestruale non parliamo di un follicolo, ma di un gruppo di follicoli che inizia a svilupparsi sotto l'effetto degli ormoni (principalmente FSH e LH). Tra tutti, di solito soltanto uno, chiamato anche follicolo dominante, arriva alla completa maturazione e all'ovulazione. Tutti gli altri follicoli che avevano iniziato la crescita durante quel ciclo, non avendo completato la maturazione, muoiono e vanno incontro ad atresia, venendo riassorbiti all'interno dell'ovaia. L'atresia, quindi, pur essendo un processo naturale, determina la progressiva riduzione della riserva ovarica, cioè del numero totale di ovociti disponibili. Questo processo aumenta con l'avanzare dell'età, soprattutto dopo i 35 anni, riducendo inesorabilmente sia la quantità che la qualità degli ovociti rimasti. Come saprai di essere in Menopausa? Ciò che segna in modo definitivo la fine del periodo fertile della donna è l'assenza del ciclo mestruale per almeno 12 mesi consecutivi. Durante la Perimenopausa, i cicli possono diventare molto irregolari. Può capitare che le mestruazioni restino assenti per qualche mese, facendoti credere di essere già in menopausa. Ma potresti avere diversi falsi allarmi prima che la menopausa arrivi davvero. Quando le mestruazioni non si fanno vedere per almeno 12 mesi, il tuo medico ginecologo, dopo gli opportuni esami di accertamento, potrà dichiarare che sei effettivamente entrata nella menopausa. Tra gli esami di conferma, c'è il dosaggio dei livelli dell'ormone follicolo-stimolante (FSH), che tende ad aumentare significativamente. Questo perché la riserva di follicoli nelle ovaie si è molto ridotta e l'ipofisi cerca di stimolare ancora qualche ovulazione producendo più FSH. Ecco perché valori elevati di FSH (superiori a 30-100 mIU/mL) sono un segnale tipico dell'ingresso nella menopausa. Questo verrà ulteriormente confermato dalla diminuzione degli estrogeni e dall'assenza di mestruazioni. Quello che potrai notare da sola, oltre all'assenza del ciclo per 12 mesi, saranno una serie di sintomatologie e cambiamenti legati al drastico calo degli estrogeni. I più eclatanti sono quelli vasomotori, ossia le cosiddette "vampate", con sudorazioni notturne e disturbi del sonno. Ma di questo te ne parlo più nel particolare nei prossimi articoli. Le terminologie intorno alla menopausa Vediamo quali termini girano intorno alla Menopausa. Alcuni di essi vengono spesso confusi. Menopausa (spontanea): come abbiamo detto, è la cessazione definitiva dei cicli mestruali derivata dalla perdita della funzione follicolare ovarica. Viene diagnosticata dopo 12 mesi consecutivi di amenorrea (assenza di mestruazioni). L’età della menopausa è in media 50 anni. Menopausa prematura (o precoce): quando la menopausa avviene prima dei 40 anni. Menopausa indotta: cessazione della mestruazione come conseguenza della rimozione chirurgica di entrambe le ovaie o della soppressione della funzione ovarica dovuta a trattamenti come la chemioterapia o le radiazioni. Postmenopausa: tutto il periodo che segue l’ultima mestruazione, indipendentemente dal tipo di menopausa (spontanea o indotta). Perimenopausa: il periodo di circa 3 anni prima della menopausa fino al primo anno dopo l’ultima mestruazione. Inizia con modificazioni biologiche, endocrine e cliniche con l'avvicinarsi della menopausa, come l'inizio delle irregolarità mestruali associate all'aumento dell’FSH. Premenopausa: spesso il termine è usato impropriamente per indicare il periodo di uno o due anni precedenti l’ultima mestruazione, ma in realtà indica tutto il periodo della vita riproduttiva che precede la menopausa. Climaterio: quella fase che precede e segue per un periodo variabile la transizione dalla fase riproduttiva a quella non riproduttiva. Il termine include quindi la perimenopausa e si estende a un periodo variabile prima e dopo la perimenopausa. Nei prossimi articoli approfondiremo, passo dopo passo, ogni sfaccettatura di questa complessa e affascinante fase della vita della donna. Se ti va, lascia il tuo commento qua sotto e una valutazione, grazie. Conosci la rubrica "Raccontami la tua storia?" . Hai anche tu una storia da raccontare? Leggi o ascolta come fare. Ti aspetto ai prossimi articoli e per qualunque cosa contattami Hai già toccato questo simbolo in alto vicino al menù? È i kanji della parola Sakura che significa fiore di ciliegio. Toccandolo, vedrai sbocciare le indicazioni per il "Gioco dei Cherry Blossom" Grazie a questo gioco, otterrai la parola "magica" per entrare nel "Giardino della consapevolezza"

  • Acido folico preconcezionale: un alleato prima della gravidanza

    Lascia che un petalo di consapevolezza si posi su di te... Assumere acido folico fin dal preconcepimento è importantissimo. Scopriamo insieme perché Quando si parla di prepararsi a diventare mamme, spesso si pensa a mille cose: visite mediche, cambiamenti nello stile di vita, emozioni a fior di pelle... Ma c’è un piccolo grande alleato che non va mai sottovalutato: l’acido folico. Sì, proprio lui! Quel nutriente che può fare la differenza ancor prima che il test di gravidanza dia il suo verdetto. Ti sei mai chiesta perché è così importante? O come prenderlo nel modo giusto? Oggi ti racconto tutto quello che devi sapere sull’acido folico pre-concezionale e perché è un vero e proprio amico della tua salute e di quella del tuo futuro bambino. Perché l’acido folico preconcezionale è così importante? Partiamo dal principio: l’acido folico è una vitamina del gruppo B, fondamentale per la sintesi del DNA e per la crescita cellulare. Ma non è solo questo! Quando stai pensando di avere un bambino, il tuo corpo ha bisogno di un supporto extra per garantire che tutto vada per il meglio fin dai primissimi giorni. Sai che il tubo neurale, la struttura da cui si sviluppa il cervello e il midollo spinale del bambino, si forma nelle prime settimane di gravidanza? Spesso, però, in quel periodo potresti ancora non sapere di essere incinta. Ecco perché è fondamentale assumere l’acido folico prima del concepimento: per ridurre il rischio di difetti del tubo neurale, come la spina bifida. Non è un caso che gli esperti raccomandino di iniziare a prenderlo almeno un mese prima di cercare una gravidanza e di continuare per tutto il primo trimestre. È un gesto semplice, ma di grande impatto! Come assumere l’acido folico preconcezionale: consigli pratici Ora che sai quanto è importante, ti starai chiedendo: come faccio a prenderlo nel modo giusto? Ecco qualche dritta che ti sarà utile: Consulta sempre il tuo medico : ogni corpo è diverso, e il dosaggio può variare in base alle tue esigenze personali. Integratori o alimenti? L’acido folico si trova naturalmente in molti cibi, come verdure a foglia verde, legumi, agrumi e cereali integrali. Però, per raggiungere la quantità raccomandata, spesso è necessario un integratore. Non aspettare troppo: inizia a prenderlo almeno un mese prima di provare a concepire. Non superare la dose consigliata: più non significa meglio! Segui sempre le indicazioni dello specialista. Ricorda di prenderlo ogni giorno: la costanza è la chiave per ottenere i benefici. Imposta un promemoria e assumilo possibilmente al mattino a stomaco vuoto per assimilarlo al meglio. La forma attiva è la migliore: l'acido folico nella sua forma attiva è più facilmente assimilabile, ed è quella che si trova negli alimenti; ma viene prodotto anche come integratore. (Cosa significa?Approfondisci qui) Ti sembra complicato? In realtà è un piccolo gesto quotidiano che può fare una grande differenza. E poi, pensa a quanto ti sentirai più serena sapendo di aver fatto tutto il possibile per il tuo benessere e quello del tuo bambino. A cosa serve l'acido folico se non sei incinta? Forse ti starai chiedendo: “Ma se non sto cercando una gravidanza, perché dovrei preoccuparmi dell’acido folico?” Ottima domanda! L’acido folico non è importante solo per chi vuole diventare mamma. Ha un ruolo fondamentale anche per la salute di tutte le donne, a prescindere dall’età o dai progetti futuri. Ecco qualche motivo per cui vale la pena prestare attenzione a questo nutriente: Supporta la produzione di globuli rossi: aiuta a prevenire l’anemia, che può causare stanchezza e debolezza. Favorisce la salute del sistema nervoso: è coinvolto nella sintesi di neurotrasmettitori, quindi contribuisce al benessere mentale. Aiuta a mantenere la pelle, i capelli e le unghie in salute: un piccolo aiuto per sentirti sempre al meglio. Può ridurre il rischio di alcune malattie cardiovascolari: grazie al suo ruolo nel metabolismo dell’omocisteina, un aminoacido che, se in eccesso, può danneggiare i vasi sanguigni. Insomma, l’acido folico è un vero e proprio alleato per la tua salute quotidiana. Non solo un “vitamina da gravidanza”, ma un supporto prezioso in ogni fase della vita. Quali sono le fonti naturali di acido folico? Se ti piace l’idea di assumere l’acido folico anche attraverso l’alimentazione, sei nel posto giusto! Ecco una lista di cibi ricchi di questa vitamina, facili da inserire nella tua dieta quotidiana: Verdure a foglia verde: spinaci, bietole, lattuga, cavolo riccio. Legumi: lenticchie, ceci, fagioli, piselli. Agrumi: arance, pompelmi, limoni. Frutta secca: noci, mandorle. Cereali integrali: pane integrale, riso integrale, avena. Avocado: un frutto cremoso e ricco di nutrienti. Ti consiglio di variare il più possibile, così da garantire un apporto equilibrato non solo di acido folico, ma anche di tante altre vitamine e minerali. E ricorda: la cottura può ridurre la quantità di acido folico nei cibi, quindi preferisci metodi delicati come la cottura a vapore o il consumo a crudo quando possibile. Come integrare l’acido folico nella tua routine quotidiana Integrare l’acido folico nella tua vita non deve essere un peso. Anzi, può diventare un momento di cura e attenzione verso te stessa. Ecco qualche idea per farlo con semplicità: Imposta un promemoria sul telefono: così non dimentichi mai di prendere l’integratore. Assumilo sempre alla stessa ora: magari insieme a una colazione o un pasto, per creare un’abitudine. Parlane con chi ti sta vicino: condividere il tuo percorso può aiutarti a sentirti supportata. Scegli alimenti ricchi di acido folico per i tuoi pasti: una bella insalata di spinaci o una zuppa di legumi possono diventare i tuoi alleati. Tieniti informata: leggere, chiedere e confrontarti con professionisti ti aiuterà a sentirti più sicura e consapevole. Ricorda, ogni piccolo gesto conta. E tu meriti di sentirti al meglio, in ogni fase della tua vita. Un piccolo gesto, un grande passo verso il futuro Prendersi cura di sé è il primo passo per prendersi cura di chi verrà. L’acido folico prima della gravidanza è un esempio perfetto di come un’attenzione semplice e quotidiana possa fare la differenza. Non serve aspettare il momento esatto del concepimento per iniziare a pensare al benessere tuo e del tuo bambino. Se stai pensando a una gravidanza, o semplicemente vuoi migliorare la tua salute, considera l’acido folico come un piccolo grande alleato. E se hai dubbi o domande, non esitare a rivolgerti a un professionista: un’ostetrica, un medico, una nutrizionista possono accompagnarti in questo percorso con competenza e calore. La tua salute è preziosa. E ogni passo che fai per proteggerla è un passo verso un futuro più sereno e luminoso. Se ti va, lascia il tuo commento qua sotto e una valutazione, grazie. Conosci la rubrica "Raccontami la tua storia?" . Hai anche tu una storia da raccontare? Leggi o ascolta come fare. Ti aspetto ai prossimi articoli e per qualunque cosa contattami Hai già toccato questo simbolo in alto vicino al menù? È i kanji della parola Sakura che significa fiore di ciliegio. Toccandolo, vedrai sbocciare le indicazioni per il "Gioco dei Cherry Blossom" Grazie a questo gioco, otterrai la parola "magica" per entrare nel "Giardino della consapevolezza"

  • "Il Contatto Pelle a Pelle (o Skin-to-Skin)"

    Ascoltabile sul Podcast Lascia che questo petalo di consapevolezza si posi su di te... Oggi scopriremo insieme l'importanza del contatto Pelle a Pelle del neonato con la mamma C'era una volta il taglio immediato del cordone, appena un bambino veniva al mondo...sì, c'era una volta, perché ora il cordone può attendere. La priorità assoluta, da circa 20 anni a questa parte, se l’è aggiudicata un’altra pratica: il contatto pelle a pelle (o skin to skin). Il taglio del cordone ombelicale, infatti, può essere ritardato fino a 3 minuti dalla nascita ( leggi l'articolo per approfondire). Ma perché è fondamentale che il contatto pelle a pelle venga agevolato fin dai primi istanti dopo la nascita? Prima di nascere si sentiva al sicuro Non possiamo ricordare la nostra vita dentro l'utero, ma possiamo immaginare cosa significhi crescere per 9 mesi immersi in un liquido sempre alla giusta temperatura, in un ambiente ovattato, dove i rumori esterni sono quasi impercettibili e l'unica certezza che abbiamo è quel suono costante e ritmato che rappresenta la colonna sonora della nostra esistenza: il battito del cuore della mamma. Ecco, ora immaginiamo di uscire improvvisamente da quell’ambiente, dopo varie peripezie, e ritrovarci all’asciutto, fra rumori e suoni mai sentiti così forti. Cosa potrebbe farci sentire ancora al sicuro? Esatto! Il contatto, il calore e il battito del cuore della mamma. Questo dovrebbe essere già più che sufficiente a farci comprendere l'importanza del contatto pelle a pelle con la mamma, immediatamente dopo la nascita, ma ti annuncio già che i benefici di questa pratica sono moltissimi, sia per il neonato che per la madre. I benefici del contatto pelle a pelle Potrebbe sembrare una pratica superflua, ma, in realtà, le evidenze scientifiche hanno dimostrato che esiste una serie di benefici importantissimi per il neonato e anche per la mamma. Uno dei benefici principali per il neonato è quello di riuscire a sviluppare il proprio microbiota, grazie al contatto con i batteri presenti sulla pelle della mamma. Il microbiota è l'insieme di microrganismi (batteri, virus, funghi) che vivono in simbiosi nel nostro corpo, principalmente nell'intestino, ma anche sulla pelle, nella bocca e in altri organi, ed è fondamentale per la salute. Lo sviluppo precoce del microbiota, quindi, aiuterà il neonato a regolare meglio la digestione e a rafforzare il sistema immunitario. Il contatto con voi gli permette, inoltre, di normalizzare e rendere stabili: il battito cardiaco, la respirazione, il livello di zuccheri nel sangue e la temperatura. Il pelle a pelle stimola nella madre il rilascio di alcuni ormoni che hanno il "potere" di rafforzare il legame emotivo madre-neonato (bonding), e allo stesso tempo di accelerare la produzione di latte: Ossitocina, conosciuta anche come "ormone dell'amore ": fondamentale per il bonding, il rilassamento e l'avvio dell'allattamento. Riduce lo stress e suscita una sensazione di benessere e calma. di cui beneficiano mamma e bambino. Nel neonato, favorisce la regolazione di temperatura, la frequenza cardiaca e la respirazione. Ed è utileanche a un altro paio di cose: la prima è che velocizza il processo di involuzione uterina, ossia scatena quelle simpaticone di contrazioni facendo in modo che il tuo utero torni alle dimensioni originarie; e la seconda è che riduce l’emorragia post-partum. Fondamentale. Prolattina: Stimolata dalla suzione e dal contatto, regola la produzione di latte materno. Beta-Endorfine: Aiutano a ridurre il dolore e lo stress post-parto, favorendo uno stato di benessere generale. I primi istinti del neonato Sai che il bambino appena nato è già in grado di recepire stimoli tattili, visivi, uditivi e olfattivi ? Lo so a vederlo non sembrerebbe, e invece è così. Anzi, nei primissimi minuti dalla nascita è all’apice del livello istintivo per andare alla ricerca del seno da solo e per farlo attiva ben 20 riflessi neonatali primitivi. E’ la sua prima missione per la sopravvivenza. Sai come viene chiamata questa impresa in inglese? “Breast Crawl”, che significa letteralmente arrampicata verso il seno. Cos'è il Brest Crawl? Il breast crawl è un comportamento istintivo in cui il neonato, guidato dall' odore del liquido amniotico e dalla temperatura, si muove attivando i propri riflessi per cercare di raggiungere il seno e attaccarsi per la prima poppata. Fai attenzione, non per forza tutti i neonati eseguono il breast crawling, o si attaccano al seno subito dopo la nascita; semplicemente i neonati non sono tutti uguali e non c'è motivo di forzare il processo. Alcuni accorgimenti possono favorire il breast crawl. Ad esempio la posizione semi-reclinata della mamma e il fatto di non asciugare le manine del neonato, affinchè mantengano l'odore del liquido amniotico, Continuare a sentire un odore familiare lo farà sentire più al sicuro e lo rilasserà nella sua ricerca del seno. L'importanza pelle a pelle precoce Proprio per poter sfruttare il picco di sensorialità del neonato, il primo contatto pelle a pelle dovrebbe avvenire nei primi minuti dopo la nascita, ancora prima del taglio del cordone ( quando è possibile) Sarà l'Ostetrica ad agevolare questo momento, posticipando il taglio del cordone e premurandosi di adagiare il neonato nudo sull'addome o sul petto della mamma, subito dopo la nascita. Se il cordone è abbastanza lungo, il bambino potrebbe iniziare istintivamente ad utilizzare le proprie competenze innate per intraprendere la sua "arrampicata" verso il seno, anche prima che il cordone venga tagliato. Oggi è raccomandato il "ritardato clampaggio" del cordone (dopo almeno 1-3 minuti o finché non smette di pulsare); per questo il breast crawl potrebbe iniziare già durante questa attesa. Se il taglio viene effettuato subito, il breast crawl può avvenire immediatamente dopo, ma sempre all'interno della "golden hour ", la prima ora di vita, considerata appunto l'ora d'oro. L’odore del colostro è molto simile a quello del liquido amniotico! Ecco un altro motivo per cui al neonato vengono asciugate solo la testa e il tronco appena nato ( per evitare la dispersione di calore), ma mai le manine, perché oltre ad essere una guida rassicurante verso il seno, permettendogli di continuare a sentire gli odori familiari, lo aiutano a riconoscere l'odore del colostro che è molto simile all'odore del liquido amniotico. Il primo contatto pelle a pelle , quello che si pratica subito dopo la nascita dovrebbe andare avanti indisturbato e durare almeno un’ora, dopo che il neonato ha ricevuto tutte le cure , è stato pesato ecc. e se ti senti a tuo agio. Se il bambino non si attacca subito al seno? So cosa ti stai chiedendo: “E se il bambino non si attacca subito e nemmeno nell’arco di quell’ora?” Nessun problema! Vi risulta che i neonati siano tutti uguali? Il vostro bambino è libero di decidere di non attaccarsi, magari vuole solo dormire, o magari non sente subiito lo stimolo della fame. Coinvolgere il padre Per finire, vorrei sottolineare una cosa importantissima. In questa pratica è opportuno coinvolgere sempre anche la figura paterna. Anche il Neopapà, infatti, può sperimentare, se lo desidera, lo skin to skin con il proprio figlio, in modo da rafforzare anche lui il legame con il bambino, così da sentirsi coinvolto giustamente nel suo ruolo di padre fin da subito. E ora che avete acquisito la conoscenza di tutti i segreti del contatto pelle a pelle, avrete anche capito che potete praticare lo skin to skin anche a casa, quando volete e soprattutto se lo richiedete. Potete assumere qualunque posizione vogliate, non c’è una regola , potete stare sdraiate sulla schiena, su un fianco, o sedute. L’unica "direttiva" è che la vostra pelle dev’essere in contatto con quella del bambino, potete però mettere una copertina o un lenzuolino sulla schiena del vostro piccoletto, Se la sua testina è appoggiata sul vostro petto potrà sentire anche il battito del vostro cuore e vedrete che sarà ancora più rilassato da quel suono ritmico e familiare che lo ha accompagnato per tutta la gravidanza, perché lo faceva sentire al sicuro. Vi do un suggerimento: soprattutto se siete da sole, prima di sistemarvi ricordate di tenere a portata di mano qualsiasi cosa pensate possa servire durante il pelle a pelle in modo da non dovervi alzare, dal cellulare, anche se sarebbe meglio tenerlo lontano, il telecomando della tv, fazzoletti, qualche snack. Ma potreste anche voler concentrare tutta la vostra attenzione sulle sensazioni che state provando, o magari potreste addormentarvi, per questo assicuratevi che la posizione sia sicura per il bambino. Se ti va, lascia il tuo commento qua sotto e una valutazione, grazie. Conosci la rubrica "Raccontami la tua storia?" . Hai anche tu una storia da raccontare? Leggi o ascolta come fare. Ti aspetto ai prossimi articoli e per qualunque cosa contattami Hai già toccato questo simbolo in alto vicino al menù? È i kanji della parola Sakura che significa fiore di ciliegio. Toccandolo, vedrai sbocciare le indicazioni per il "Gioco dei Cherry Blossom" Grazie a questo gioco, otterrai la parola "magica" per entrare nel "Giardino della consapevolezza" Fonti: http://Uppa.it https://www.bambinonaturale.it/blog/breast-crawling/

  • Ginnastica in acqua in Gravidanza

    Lascia che un petalo di consapevolezza si posi su di te... Se non hai ancora scelto un corso da seguire in gravidanza, devi sapere che la ginnastica in acqua è fra i più gettonati. Scopriamo insieme perché Tra le molte cose a cui pensare quando il test di gravidanza è positivo, c'è anche la decisione su quale tipo di attività fisica svolgere durante la gravidanza. Molte donne decidono di seguire un corso, ma la scelta non è sempre così semplice e scontata. Dipende da quanto tempo si ha a disposizione da dedicare al corso e da quello che si vorrebbe ottenere. Oggi ti parlo di un corso che potrebbe accontentare te e molte altre donne in termini di accessibilità e completezza: la ginnastica in acqua. Puoi partecipare a questo corso fin dall'inizio della gravidanza, a meno che il tuo medico non ti consigli diversamente a causa di eventuali controindicazioni. Per questo ti invito, come sempre, a rivolgerti prima al tuo medico ginecologo per un consulto. Ma cos'ha di speciale la ginnastica in acqua, rispetto ad altri corsi? Esistono rischi ? Analizziamo i vantaggi e gli svantaggi e quali controindicata presenta la ginnastica in acqua. Vantaggi Leggerezza e relax Il primo beneficio di questo corso è il senso di leggerezza che solo un elemento come l'acqua può donare. Direi che è già un bel vantaggi se consideriamo il peso che devi sostenere durante il giorno. Percepirai un sollievo immediato, seguito da un piacevole senso di rilassamento di ogni parte del corpo, che ti farà dimenticare per un po' la frenesia della vita moderna che ti rende sempre più "tesa". Non verrai lasciata sola Gli esercizi sono guidati da un operatore preparato e hanno lo scopo di aumentare l'elasticità di tutti i muscoli del tuo corpo, con un attenzione particolare alle fasce muscolari e tendinee che saranno protagoniste durante il travaglio e il parto. Massaggio naturale L'acqua ha la capacità di produrre un massaggio sul corpo in modo naturale e questo aiuta a sciogliere le tensioni e a migliorare la tua circolazione sanguigna, e soprattutto favorisce il ritorno venoso, riducendo gonfiore e pesantezza alle gambe e migliorando la circolazione sanguigna. (Leggi anche " Gambe gonfie e vene varicose " Tornerai alle origini Nell'acqua vengono svolti anche esercizi di rilassamento e meditazione, avrai la sensazione di rivivere la vita fetale e trasmetterai al bambino tranquillità, serenità e sicurezza. Adatta a tutte Se hai familiarità con l'acqua e non ti senti a disagio in questo elemento, potrai ottenere un ottimo risultato in qualsiasi condizione di salute che non abbia controindicazioni per l'attività fisica o l'acqua stessa. Ma difficilmente esistono delle condizioni che non permettono di seguire un corso di ginnastica in acqua. Semplicità di movimento Nell'acqua, anche il gravidanza, con il peso del pancione, è possibile fare qualsiasi esercizio per effetto della diminuzione della forza di gravità, poiché di fatto l'acqua ci alleggerisce e ci offre sostegno. In gravidanza non saresti in grado di eseguire sulla "terra ferma" tutti gli esercizi che puoi fare in acqua. Il sovrappeso non è un problema Se ti sei ritrovata con qualche chiletto in più o hai problemi di sovrappeso, potrai eseguire gli esercizi senza troppa fatica grazie al sostegno dell'acqua e godere appieno dei benefici di ogni movimento. Sarai in simbiosi con il tuo bambino Un'altra componente importante è che il bambino vive in acqua e questo fatto contribuisce a rendere ancora più stretto il rapporto tra te e tuo figlio quando vi trovate nello stesso elemento. Ottima per la schiena e le articolazioni Se hai problemi alla schiena come discopatie, scoliosi o dolori articolari, in acqua avrai la possibilità di tonificare anche i muscoli della schiena, migliorando il sostegno del pancione che cresce e tutto questo senza nessun sovraccarico per le articolazioni. Preparazione al parto Uno degli aspetti più importanti del metodo sono gli esercizi in apnea, che ti permetteranno di attuare un'ottima respirazione durante il parto e abituano il bambino a "trattenere il respiro" indirettamente, così che una volta all'interno del canale del parto saprà affrontare la sua apnea senza paure e con naturalezza. Vengono proposti anche esercizi mirati a rinforzare il tono muscolare del pavimento pelvico e per la mobilità del bacino senza sovraccaricare le articolazioni. Svantaggi e rischi Rischio di infezioni: Le piscine pubbliche aumentano il rischio di contrarre micosi o infezioni vaginali (come la candida). Assicurati di scegliere una piscina con buone recensioni per quanto riguarda l'igiene e la manutenzione. Cloro e pelle secca: Il cloro presente nell'acqua può disidratare e irritare la pelle, già sensibile per via degli ormoni. A questo puoi rimediare con l'uso di creme idratanti dopo la doccia, ma se percepisci la presenza di un eccesso di cloro, fallo presente ai responsabili della struttura. Sbalzi di temperatura: Passare dall'acqua calda della vasca all'ambiente esterno freddo potrebbe arti fastidio e aumentare il rischio di malattie da raffreddamento. Indossa subito l'accappatoio e asciuga i piedi e i capelli prima possibile. Logistica scomoda: Richiede tempo per spostarsi, cambiarsi, fare la doccia e asciugarsi, il che può risultare faticoso nell'ultimo trimestre. Costi: I corsi specifici per gestanti in piscina hanno spesso un costo superiore rispetto alle attività autonome, ma non necessariamente sono più costosi di altri corsi. Principali Controindicazioni Se presenti una di queste patologie non dovresti praticare ginnastica in acqua Minacce di aborto o di parto prematuro. Placenta previa. Rottura prematura delle membrane. Ipertensione grave indotta dalla gravidanza. Sono solo alcune delle controindicazioni, ma sarà il tuo medico specialista a stabilire se la ginnastica in acqua faccia o meno al caso tuo. Per questo rinnovo la mia raccomandazione di consultare il tuo specialista prima di iniziare qualunque attività fisica autonoma o un corso. Il mio consiglio Dopo aver consultato il tuo specialista e aver escluso le controindicazioni a questo tipo di attività fisica, inizia il corso dai primi mesi di gravidanza per beneficiarne precocemente e cerca di essere costante nella frequentazione. Credo che in realtà non vedrai l'ora di tuffarti nella lezione successiva! Se ti va, lascia il tuo commento qua sotto e una valutazione, grazie. Conosci la rubrica "Raccontami la tua storia?" . Hai anche tu una storia da raccontare? Leggi o ascolta come fare. Ti aspetto ai prossimi articoli e per qualunque cosa contattami Hai già toccato questo simbolo in alto vicino al menù? È i kanji della parola Sakura che significa fiore di ciliegio. Toccandolo, vedrai sbocciare le indicazioni per il "Gioco dei Cherry Blossom" Grazie a questo gioco, otterrai la parola "magica" per entrare nel "Giardino della consapevolezza"

  • La regola del "Tutto o Niente" del primo trimestre di gravidanza

    Lascia che un petalo di consapevoelzza si posi su di te Oggi scopriremo insieme la regola del "tutto o niente" del primo trimestre di gravidanza Forse non ne hai mai sentito parlare, o forse sì, ma senza comprenderne fino in fondo il significato Oggi finalmente conoscerai davvero come funziona e perché esiste la regola del "tutto o niente" del primo trimestre di gravidanza. Cosa si intende con "tutto o niente" ? La regola del "tutto o niente" del primo trimestre di gravidanza ( in inglese : all-or-nothing rule), si spega così: "tutto" sta per aborto spontaneo entro il terzo mese e "niente" che la gravidanza proseguirà e il feto non avrà riportato nessun danno dovuto l'esposizione a un agente teratogeno. Attenzione, però, perché anche in caso di aborto spontaneo dopo un'esposizione, non c'è certezza che l'aborto sia stato effettivamente provocato dall' agente teratogeno. I fattori possono essere molteplici e non è mai semplice stabilire una causa specifica. È sempre valida la regola del "tutto o niente"? Questa regola ha i suoi limiti e non è assoluta; può essere applicata fino alle prime 2 settimane che seguono il concepimento. Ricorda che il giorno del concepimento di solito coincide con quello dell'ovulazione, o al massimo avviene entro 24 ore. In un ciclo regolare, l'ovulazione si ha il 15 giorno contando dal primo giorno di mestruazione. Per cui le due settimane dopo il concepimento corrispondono alle due settimane dopo l'ovulazione, ossia alle settimane 3 e 4 contando dal primo giorno di mestruazione. Gli agenti teratogeni non sono solo i farmaci, ma la regola del "tutto o niente" è più facilmente applicabile e controllabile se abbiamo a che fare con l'assunzione di farmaci potenzialmente teratogeni, piuttosto che con l'esposizione a radiazioni o altro (leggi anche " i Teratogeni cosa sono?)". Perchè il limite delle 2 settimane? Prima di giungere nella cavità uterina, l'ovocita fecondato compie un viaggio all'interno della tuba, durante il quale inizia a moltiplicare le sue cellule per giungere a destinazione come blastocisti (lo stadio avanzato dell'ovocita fecondato), e inizia a prepararsi per l'annidamento nella parete uterina. Per capire il limite delle 2 settimane, devi fare conto che il viaggio nella tuba può durare da un minimo di 3 a un massimo di 6 giorni, e che, una volta nell'utero, completa l'annidamento entro il 10°-13° giorno. Subito dopo l'impianto la blastocisti inizierà ad essere in comunicazione con i tessuti materni, ma si tratta ancora di un insieme di cellule totipotenti, cioè non ancora differenziate a formare i vari organi. Ed è proprio il fatto che nelle prime due settimane le cellule sono totipotenti, che l'esposizione dell'embrione ad un agente teratogeno potrebbe provocare un aborto ("tutto"), o nessuna malformazione (" niente") dal momento che nessuna cellula è differenziata nella formazione di un organo specifico. Dalla seconda settimana in poi, inizia l'organogenesi in cui le cellule si differenziano a formatre i diversi organi, ed è questo il momento di maggire rischio di malformazioni causate dall'esposizione ad agenti teratogeni. Eccezioni alla regola Esistono molte sostanze con una lunghissima emivita (capaci di rimanere nel corpo per settimane), che possono permanere in circolo nel sangue e nei tesusuti materni fino al periodo dell'organogenesi e causare malformazioni. Ad esempio: Radiazioni ionizzanti (radiografie ad alte dosi). Farmaci citotossici o Chemioterapici. Alcol e droghe pesanti (soprattutto in consumo elevato). Agenti infettivi o tossici Alcune evidenze scientifiche su modelli animali hanno infatti rivelato che un'esposizione a dosaggio elevato (es. alcol ) durante la prima settimana, pur non causando un aborto, potrebbe alterare lo sviluppo cerebrale o causare ritardi di crescita. Concludendo La regola del "tutto o niente" è dettata da evidenze scientifiche , ma non ha valore assoluto ed è vincolata da limiti specifici. È applicabile alle primissime 2 settimane dopo il concepimento, quasi come periodo "bonus natura " per salvaguardare l'integrità della gravidanza, quando ancora la futura madre è inconsapevole di essere incinta. Ma non va assolutamente interpretata come un permesso speciale nell'assunzione di sostanze potenzialmente nocive per l'embrione. L'esistenza di questa regola ha, però, un grande vantaggio, quello di non dover ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza per paura di conseguenze sul bambino dopo l'esposizione a un teratogeno nelle prime due settimane di gravidanza. Se ti va, lascia il tuo commento qua sotto e una valutazione, grazie. Conosci la rubrica "Raccontami la tua storia?" . Hai anche tu una storia da raccontare? Leggi o ascolta come fare. Ti aspetto ai prossimi articoli e per qualunque cosa contattami Hai già toccato questo simbolo in alto vicino al menù? È i kanji della parola Sakura che significa fiore di ciliegio. Toccandolo, vedrai sbocciare le indicazioni per il "Gioco dei Cherry Blossom" Grazie a questo gioco, otterrai la parola "magica" per entrare nel "Giardino della consapevolezza" Fonti: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22807395/#:~:text=Affiliation,Animals https://www.seslhd.health.nsw.gov.au/royal-hospital-for-women/services-clinics/directory/mothersafe/pregnancy#:~:text=All%20or%20none%20period%20The,risk%20time%20for%20birth%20defects.

  • Sai che non è corretto dire: "Ho il ciclo" ?

    Lascia che un petalo di consapevolezza si posi su di te... Oggi scoprirai il significato della parola "mestruazione" e perché non è corretto dire "Ho il ciclo". "Le mie cose ", " il Marchese ", " Semaforo Rosso ", sono solo 3 dei mille eufemismi che". Certo, sono d'accordo, suona come una parolaccia e ci fa sentire in imbarazzo, e il senso del pudore prende il sopravvento, ma ormai dovremmo aver raggiunto un grado di consapevolezza tale, da non "vergognarci " più di questo evento naturale che ci caratterizza come donne. Che ne dici, allora, di definire una volta per tutte questa parolona tanto odiata? la parola "mestruazione" significa letteralmente "cosa mensile". Il termine deriva dal latino menstruus ("mensile"), che deriva a sua volta da mensis ("mese"). Lo sapevi? Se ti va, scrivilo nei commenti sotto l'articolo. Sì, alla fine il latino o il greco sono quasi sempre alla radice delle parole, e quando conosci il significato letterale di una parola, assume già un suono diverso, non è vero? Ora che abbiamo definito che la parola "mestruazione" significa semplicemente evento mensile, quindi niente di così terribile nel suono della parola, vorrei focalizzare la tua attenzione sul termine che oggi va più "di moda" per sostituirla, soprattutto fra le adolescenti : Ciclo Ti dice niente? Per caso è anche la tua forma preferita? Allora devi sapere questo: non è corretto dire "Ho il ciclo" Presa da sola, la parola "ciclo" ha una definizione ben precisa: una successione di eventi o fasi che si ripetono sempre nello stesso ordine, tornando al punto di partenza per ricominciare. Le mestruazioni rappresentano solo una fase del nostro ciclo di ormoni mensile di durata standard di 28 giorni. Quindi, quello che davvero inizia e prosegue con una successione di fasi che si ripetono sempre nello stesso ordine, tornando al punto di partenza per ricominciare, è il nostro complesso CICLO ORMONALE. Ora capisci perchè non è corretto chiamare ciclo le mestruazioni ? Forse da oggi, ogni volta che spontaneamente dirai "ho il ciclo", ci penserai almeno un po', o magari riuscirai a dire senza vergogna "ho le mestruazioni ". Chissà. Ma ora, se vorrai, potrai correggere le tue amiche. È sempre meglio sapere qualcosa in più, no? Lo sai, non si finisce mai di imparare. Nei prossimi giorni approfondiremo il tema del ciclo mestruale con una serie di articoli, e allora sì che, petalo dopo petalo, avrai acquisito, come meriti, un fiore completo di consapevolezza su come funziona il tuo corpo. Se ti va, lascia il tuo commento qua sotto e una valutazione, grazie. Conosci la rubrica "Raccontami la tua storia?" . Hai anche tu una storia da raccontare? Leggi o ascolta come fare. Ti aspetto ai prossimi articoli e per qualunque cosa contattami Hai già toccato questo simbolo in alto vicino al menù? È i kanji della parola Sakura che significa fiore di ciliegio. Toccandolo, vedrai sbocciare le indicazioni per il "Gioco dei Cherry Blossom" Grazie a questo gioco, otterrai la parola "magica" per entrare nel "Giardino della consapevolezza"

  • Gravidanza inattesa e aborto volontario (IVG): cosa fare?

    Lascia che un petalo di consapevolezza si posi su di te... Cosa cambia se sei maggiorenne o minorenne? Ti accompagno nel percorso per richiedere l'aborto volontario entro i 90 giorni Hai scoperto di essere incinta, ma non desideri la gravidanza? Oppure ti trovi costretta a interromperla ? Che differenza c'è se sono maggiorenne o minorenne? Qualunque sia il tuo caso, hai bisogno di sapere subito come muoverti per richiedere l'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) Il mio primo consiglio per te: Non aspettare a richiedere l'IVG l'IVG è consentita fino al 90° giorno a partire dal primo giorno dell'ultima mestruazione. Esistono dei tempi d'attesa Più l'epoca gestazionale è bassa e più il metodo di interruzione sarà efficace e meno complicato. Più passano i giorni e più sarà difficile, sia dal punto di vista fisico, che da quello psicologico. In situazioni particolari le tempistiche del percorso possono allungarsi. L'IVG con metodo farmacologico ha il limite di 63 giorni (9 settimane) e non 90 giorni come per quello chirurgico. È importante è che tu sappia che L'IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza) in Italia è legale e gratuita, ma è limitata nei tempi e nei modi, perché non venga utilizzato come strumento per il controllo delle nascite. La legge italiana che regola l'aborto volontario è la n. 194 del 1978 Non devi conoscerla tutta, ma i limiti da tenere in mente sono questi: Servono motivazioni valide che verranno valutate L'IVG è consentita fino al 90° giorno ( 12 settimane + 6 giorni) a partire dal primo giorno dell'ultima mestruazione. L'IVG con metodo farmacologico ha il limite di 63 giorni (9 settimane) e non 90 giorni come per quello chirurgico. Dopo 90 giorni è possibile eseguire l'IVG, ma esclusivamente in circostanze particolari se hai meno di 18 anni serve l'approvazione di chi ha la responsabilità genitoriale ( o la tutela) su di te. Senza l'approvazione, la procedura è più complessa (ma non impossibile) ( se vuoi approfondire "IVG: la legge 194 (Interruzione Volontaria di Gravidanza Parte 1)). Vediamo come funziona se sei già maggiorenne (almeno 18 anni compiuti), o se sei ancora minorenne (minore di 18 anni). Se sei maggiorenne A chi ti rivolgi? Puoi scegliere tra: Medico di fiducia ( medico di famiglia, ginecologo/a ) Consultorio Struttura socio sanitaria. Ovunque deciderai di andare, la procedura sarà la stessa, ma se necessiti di una consulenza con diverse figure professionali, come lo psicologo e l'assistente sociale, ti consiglio di rivolgerti direttamente a un consultorio, dove hai a disposizione un'équipe multidisciplinare, cioè un gruppo di professionisti con competenze diverse (mediche, psicologiche e sociali ,ecc. ) che collaborano per valutare e trattare una stessa persona in modo più completo. Puoi procedere da sola? Sì, puoi presentare personalmente la richiesta di IVG e sei libera di consentire o meno la presenza del "padre del concepito" (Art. 5). Le tue informazioni sono al sicuro? Sì, sarai sempre protetta dal segreto professionale, che impone ai professionisti sanitari di mantenere la riservatezza sul tuo stato e sulle tue decisioni, salvo tuo consenso per la condivisione delle informazioni. Cosa succede all' incontro con il/i professionista/i ? La figura professionale che ti troverai di fronte ha una serie di compiti da svolgere: Accertare lo stato di gravidanza: Accertare il tuo stato di salute per stabilire che non siano presenti patologie o condizioni tali da rendere urgente l'interruzione di gravidanza. Esaminare con te e con il padre del concepito (se hai acconsentito alla sua presenza e partecipazione), le possibili soluzioni dei problemi proposti. Aiutarti/vi a rimuovere le cause che portano all' interruzione della gravidanza. Metterti in grado di far valere i tuoi diritti di lavoratrice e di madre Promuovere interventi e aiuti necessari sia durante la gravidanza che nel post-parto. Indicarti strutture socio-sanitarie e consultori a cui puoi rivolgerti. Tutto questo dovrà svolgersi sempre nel rispetto per la tua dignita' e la tua libertà (Art.5 ) Se dopo l'incontro, resterai ancora dell'idea di procedere con l'interruzione di gravidanza, il medico ti consegnerà la copia di un documento firmato da entrambi, dove si attesta il tuo stato di gravidanza la tua intenzione di proseguire con l'interruzione volontaria. Se il medico, riscontra nel tuo caso uno stato di urgenza, ti consegnerà un certificato con il quale puoi recarti fin da subito nella struttura scelta, per praticare l' IVG. Se, al contrario, non c'è' urgenza, ti consegnerà la copia di un documento firmato da entrambi, e dovranno trascorrere 7 giorni, prima che tu possa fare l'intervento Cosa puoi fare in quei 7 giorni di attesa? Questi giorni servono a te per : Avere il tempo di elaborare le informazioni e riflettere sulla tua decisione. Ottenere informazioni dettagliate dal ginecologo della struttura e pianificare insieme a lui l'IVG Puoi recarti alla struttura scelta per l'IVG, nel giorno della settimana in cui si può accedere all'ambulatorio IVG. Qui il medico ginecologo effettuerà la valutazione clinica del tuo caso, ti fornirà tutte le informazioni e i chiarimenti su entrambi i metodi per l'interruzione, farmacologico e chirurgico, e valuterete insieme i pro e i contro, in modo da decidere consapevolmente. Alla fine acquisirà il tuo consenso informato. In quello stesso incontro verrà effettuata anche una consulenza sulla contraccezione, ed è possibile programmare il posizionamento di un dispositivo contraccettivo, come la spirale, al termine dell'IVG chirurgica. Ricorda sempre che puoi cambiare idea in qualunque momento La maggior parte dei consultori mette a disposizione un servizio dedicato ai giovani (di solito tra i 13 e i 25 anni) per il quale non serve l'appuntamento. Se hai superato i 25 anni, puoi telefonare (o recarti lì di persona se preferisci), per prenotare un appuntamento. In consultorio si trovano diverse figure professionali, anche su richiesta, ma le principali sono: ginecologa/o, ostetrica/o, psicologa/o e assistente sociale, Se sei minorenne A chi ti rivolgi? Anche se sei minorenne puoi scegliere tu dove presentare la richiesta di IVG : Medico di famiglia Medico ginecologo di fiducia Consultorio Struttura socio sanitaria. Ovunque deciderai di andare, la procedura sarà la stessa, ma se necessiti di una consulenza con diverse figure professionali, come lo psicologo e l'assistente sociale, ti consiglio di rivolgerti direttamente a un consultorio, dove hai a disposizione un'équipe multidisciplinare, cioè un gruppo di professionisti con competenze diverse (mediche, psicologiche e sociali ,ecc. ) che collaborano per valutare e trattare una stessa persona in modo più completo. Attenzione: pur essendo possibile anche per te richiedere l'IVG personalmente, e non necessariamente accompagnata, per procedere all'IVG occorre l'approvazione di chi ha la responsabilità genitoriale su di te, o la tutela.(Art.12). Esiste un modo per non metterli al corrente? Sì, ma servono seri motivi che "impediscano" o "sconsiglino" di coinvolgerli nella decisione. Se loro non sono d 'accordo con l'ivg, sei costretta a portare avanti la gravidanza? No. Se non sono d'accordo con l'interruzione della gravidanza, o hanno pareri diversi, dovrà intervenire un' altra figura professionale: il Giudice Tutelare. Cosa fa il Giudice Tutelare? Il medico che ti ha accolta e ascoltata inoltrerà al Giudice Tutelare, entro 7 giorni, una relazione del tuo caso, con il proprio parere personale. Il Giudice Tutelare, entro 5 giorni, ti riceverà e ascolterà le tue motivazioni e dopo aver valutato, deciderà se autorizzare o meno l'IVG. Nella maggior parte dei casi l'autorizzazione arriva e, a quel punto, nessuno può reclamare per cambiare la decisione del Giudice. E se l'ivg è urgente? In questo caso le cose cambiano. Se il medico accerta l'urgenza dell'intervento a causa di un "grave pericolo" per la tua salute, non è più necessario l'assenzo di chi ha la responsabilità genitoriale (o tutela) su di te e nemmeno l'intervento del Giudice Tutelare. Il medico emette una certificazione con la quale puoi recarti d'urgenza nella struttura per praticare l'intervento. Quali sono le motivazioni valide? Questo è il testo della legge che descrive genericamente le "motivazioni valide" per poter accedere all'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni Art. 4 [...] la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternita' comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui e' avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malform"Il Contatto Pelle a Pelle (o Skin-to-Skin)"azioni del concepito[...] Il mio secondo consiglio per te Ogni struttura ha la propria organizzazione con tempistiche e modalità diverse. Per cui ti consiglio di contattare telefonicamente per prenotare un appuntamento, se necessario, e richiedere informazioni sull'eventuale documentazione da esibire durante la visita. Ad esempio il referto del test di gravidanza di laboratorio. Se ti va, lascia il tuo commento qua sotto e una valutazione, grazie. Conosci la rubrica "Raccontami la tua storia?" . Hai anche tu una storia da raccontare? Leggi o ascolta come fare. Ti aspetto ai prossimi articoli e per qualunque cosa contattami Hai già toccato questo simbolo in alto vicino al menù? È i kanji della parola Sakura che significa fiore di ciliegio. Toccandolo, vedrai sbocciare le indicazioni per il "Gioco dei Cherry Blossom" Grazie a questo gioco, otterrai la parola "magica" per entrare nel "Giardino della consapevolezza" Fonti: https://www.uslcentro.toscana.it/consultorio/interruzione-volontaria-di-gravidanza Ti consiglio di visitare questo sito che racchiude informazioni pratiche dettagliate https://www.ivgsenzama.it/modulistica/ https://www.ivgsenzama.it/wp-content/uploads/2025/09/La_tua_scelta_zero_ostacoli_2a_ed.pdf

  • "Cercare una gravidanza a 42 anni" la storia di Vittoria

    Ogni storia è un fiore che sboccia nel nostro giardino e un petalo di consapevolezza per chi la ascolta... Ti do il benvenuto nella rubrica 'Raccontami la tua Storia'. Qui condivido le storie di chiunque voglia raccontare le proprie esperienze in modo anonimo. I nomi sono inventati, ma le storie sono reali. Vorresti inviare anche il tuo contenuto? Leggi o ascolta come fare. Inizia a pensare ad un nome di fantasia... Ogni racconto ha il suo episodio sul Podcast "Pianeta Prevenzione" . Puoi ascoltare l'episodio direttamente dal lettore qui sotto o da Spotify, oppure sulla pagina del podcast sul sito cliccando l'icona delle cuffie. <- Ascolta da qui o su Spotify <- Ascolta dalla pagina del Podcast "Ciao sono Vittoria, ho 42 anni e da 2 anni io e mio marito di 49 stiamo cercando il terzo figlio.. Qualcuno mi prenderà per pazza, ma questo è un desiderio che non mi ha mai abbandonata, nonostante le prime due gravidanze non siano state rose e fiori e mi sia dovuta sottoporre entrambe le volte al parto cesareo. Perché possiate comprendere il motivo del mio apparentemente folle desiderio di cercare una gravidanza a 42 anni, che per giunta è il terzo figlio, devo fare un riferimento alla mia seconda gravidanza. Arrivata alla fine del terzo mese, entrando nel quarto, infatti è successa una cosa traumatica: è sceso improvvisamente quello che a me è sembrato un grumo di sangue somigliante più a un “sacchettino” e ho subito pensato che la gravidanza fosse appena terminata. Sono andata di corsa in ospedale con mio marito e con nostra sorpresa abbiamo scoperto che la bambina c’era e il suo cuoricino batteva e che quello che avevo perso in realtà era un’altro sacco gestazionale. Quindi alla fine erano due gemelli in sacchi separati. Per fortuna non è stata compromessa tutta la gravidanza. Dopo quello che è successo non posso che attribuire il mio forte desiderio di un terzo figlio alla perdita che ho subìto. Ho come una sensazione di vuoto incolmabile, una costante mancanza di qualcosa che avrei dovuto avere e non c’è. Ho espresso a mio marito il desiderio di una terza gravidanza quando la bambina aveva circa 5 anni, lui, però, non era d’accordo per una serie di motivi e la ricerca non è iniziata. Ma io non mi sono arresa e ho continuato a riproporgli più volte l’argomento, anche se lui restava della sua opinione. Al compimento dei miei 40 anni, però, come se avesse voluto farmi un regalo, mio marito ha deciso di assecondare il mio desiderio e abbiamo iniziato a cercare il terzo figlio. Per circa un anno la ricerca non è andata a buon fine e solo a Luglio del 2024 sono finalmente rimasta incinta. Eravamo felicissimi, ma il sogno è durato poco, perché alla sesta settimana purtroppo ho avuto un aborto spontaneo. Abbiamo ugualmente proseguito la ricerca, illudendomi ogni mese che i sintomi tipici della sindrome premestruale fossero in realtà quelli dell’inizio di una gravidanza. Non essendo più rimasta incinta ho fatto ulteriori esami oltre a quelli già fatti per il preconcepimento, ed è risultato tutto nella norma. Addirittura ho la riserva ovarica superiore a quella che di solito si riscontra alla mia età. A Gennaio di quest’anno, però, mio marito ha eseguito anche l’esame per lo spermiogramma, che ha evidenziato un’ infezione dei dotti, la quale probabilmente ha causato una riduzione della fertilità, nonostante il numero di spermatozoi sia risultato comunque alto. Per questo motivo sono stati necessari gli antibiotici e abbiamo quindi sospeso la ricerca della gravidanza. Abbiamo da poco ripreso a cercarla e speravo che il mese di Aprile ci portasse fortuna perché è anche il mese del mio compleanno. Eh sì sarebbe stato un bellissimo regalo, ma la delusione è arrivata anche stavolta. Dopo l’ennesima illusione sui sintomi, sono arrivate le mestruazioni anche con un giorno di anticipo. Parlandone con le persone, mi sto rendendo conto che forse è il momento di abbandonare il desiderio di un altro figlio e pensare alla splendida famiglia che ho già, e che mia figlia sta entrando nell’adolescenza e ora più che mai ha bisogno che le stia vicina. E poi penso che alla mia età i rischi sono maggiori sia per il bambino che per me e mi sembra di pensare in maniera egoistica solo per soddisfare un mio bisogno. Senza contare il sovraccarico di lavoro che coinvolgerebbe anche mio marito, che è sempre stato molto presente per gli altri due figli e mi ha aiutata tantissimo. Inoltre non è da molto che sono riuscita a trovare il lavoro che ho sempre sperato di fare nella vita e per cui mi sono impegnata tantissimo negli ultimi anni. Insomma i pensieri si affollano e al momento sono confusa. Io e la mia famiglia siamo molto credenti e ci mettiamo nelle mani del Signore. Un figlio è un dono e se arriverà lo accoglieremo, ma cercherò di non trascorrere ogni mese con quello scopo in mente, tentando di indovinare che sintomi siano e a fare il test di gravidanza prima di un eventuale ritardo. Non sarà facile, ma ci proverò. Voi cosa fareste al mio posto?" Grazie a Vittoria, che con il suo contributo ha arricchito la rubrica "Raccontami la tua storia" Ti piacerebbe che venisse pubblicata anche la tua storia? Scopri come fare qui → "Raccontami la tua storia: cos'è e come funziona" o chiedimi info sulla Chat del sito o uno dei miei Contatti Tutte le storie sono ascoltabili sul Podcast "Pianeta Prevenzione" , qui sul sito e su tutte le piattaforme di ascolto Cerca "Cercare una gravidanza a 42 anni" la storia di Vittoria" Sai che leggerò i vostri commenti sul Podcast ? Aggiungo sempre anche le mie considerazioni. Lascia il tuo qua sotto, o sotto l’episodio sulle piattaforme di ascolto del Podcast

  • "Le mie gravidanze: quelle andate a buon fine e quelle no"(Parte 1)-Ostetrica Sere

    Presto ascoltabile sul Podcast (lì aggiungo il mio e i vostri commenti) Ogni storia è un fiore che sboccia nel nostro giardino e un petalo di consapevolezza per chi la ascolta" Ti do il benvenuto nella rubrica 'Raccontami la tua Storia'. Qui condivido le storie di chiunque voglia raccontare le proprie esperienze in modo anonimo. I nomi sono inventati, ma le storie sono reali. Vorresti inviare anche il tuo contenuto? Leggi o ascolta come fare. Inizia a pensare ad un nome di fantasia... Ciao sono io, Ostetrica Sere, ma qui sono solo Serena, perché ho deciso di raccontare anche la mia di storia. Questa è solo la prima parte, un piccolo frammento della mia storia. Ho voluto “spezzettare” le mie esperienze, per focalizzare ogni volta su un argomento diverso. Questa parte di storia è incentrata sull’arrivo di una gravidanza inattesa in una situazione particolare. Ma anche sulla scoperta di essere incinta attraverso i sintomi prima di fare il test. Ho 3 figli, e purtroppo ho alle spalle anche 3 aborti spontanei e se c’è una cosa che ho imparato è che ogni gravidanza è sempre un mondo a sé. Oggi vi parlo dell' inizio della prima gravidanza andata a buon fine La gravidanza della mia prima figlia la battezzerei come “ beata ignoranza”. A volte è vero che la totale consapevolezza delle cose, non è sempre un bene, perché il troppo sapere spesso ci condiziona e non sempre aiuta. Nel mio caso, per la mia prima gravidanza, posso dire che l’inconsapevolezza per certi versi mi ha aiutata, ma allo stesso tempo, mi rendo conto, col senno di poi, di essere stata solo molto fortunata, perché in realtà ho rischiato grosso in diverse occasioni. Era il 1996, avevo 22 anni non ancora compiuti, e soprattutto non frequentavo ancora l’Università per diventare ostetrica. Per darvi un quadro della situazione, solo per poter capire quello che succederà dopo, dovete sapere che la relazione con il ragazzo, che sarebbe diventato mio marito di lì a un anno, andava avanti da 4 anni fra alti e bassi e la nostra situazione lavorativa non era ancora definita. Io frequentavo l’Università, che all’epoca era Giurisprudenza e lui stava completando il servizio militare, iniziato con qualche anno di ritardo. Non era esattamente la situazione ideale per una gravidanza. Tornando alle questioni tecniche, il mio ciclo è sempre stato super regolare e anche la sindrome premestruale si presentava regolarmente circa 5 giorni prima delle mestruazioni. I sintomi erano sempre gli stessi: instabilità emotiva, gonfiore di pancia e dolore al seno. Soprattutto il dolore al seno era la sentinella che presagiva l’arrivo delle mestruazioni di lì a pochi giorni. La mia ultima mestruazione è stata il 7 aprile e la seguente sarebbe arrivata il 5 Maggio, per cui i primi dolori al seno avrebbero dovuto presentarsi all’incirca verso il 30 Aprile, e invece niente. Passano i giorni e nessun dolore. Arriva il 5 maggio e NON arrivano neanche le mestruazioni. Il ritardo prosegue inesorabile per diversi giorni fino quasi all'inizio di Giugno. A quel punto arrivano i tanto attesi dolori al seno, che mi fanno pensare alla mestruazione imminente. Ma l’unica cosa che li ha accompagnati è stato il cambio di colore dei capezzoli, che stavano scurendo a vista d’occhio! All’epoca niente smartphone e tantomeno internet per fare ricerche. Poi è arrivata la ciliegina sulla torta dopo la seconda mestruazione mancata: la nausea. E’ iniziata rendendomi insopportabile l’odore del pesce. Ricordo che la mia mamma aveva cucinato i totani ripieni, che a cose normali avrei adorato, ma quel giorno, appena scoperchiata la padella, le mie narici sono state invase da un odore nausente; quello stesso odore che solo un mese prima avrei descritto come un profumo. Mi affretto a rifiutare la mia porzione con la scusa che non mi andavano. La mia mamma, si è subito insospettita, soprattutto perché non riuscivo a nascondere l’espressione di disgusto. Quando il giorno dopo ho rifiutato anche l’insalata di polpo, i sospetti sono diventati certezze e ha iniziato a farmi domande. Il giorno dopo eravamo già a fare test di gravidanza al laboratorio. Lei stessa ha ritirato i risultati, e nel consegnarmi la busta, che aveva accuratamente già aperto, mi ha detto. “Vai, ora sei sistemata”. Il turbine di pensieri confusi che mi ha invasa non è descrivilbile, ma uno solo era chiaro nella mia testa : “Non voglio abortire per nessun motivo”. Inutile dire che la notizia della gravidanza non è stata presa benissimo in famiglia, almeno per i primi giorni. Ma nonostante questo, la parola “aborto” non è uscita dalla bocca di nessuno. Il mio compagno era ben consapevole che c’era la probabilità di gravidanza quel mese, e quando ha avuto la certezza di essere un padre in attesa ha preso molto bene la notizia. Il clima in famiglia pian piano è cambiato e tutto il mondo intorno a noi si è adeguato alla nuova realtà. La nostra situazione non ci permetteva di andare a vivere da soli e mio padre ha fatto in modo da ritagliare una camera in quella che sarebbe dovuta essere un bel salotto grande. Io non oso pensare se i miei genitori non avessero accettato quello che era successo, o se fossimo stati soli. Non avessi avuto loro non so che fine avremmo fatto e quali decisioni avremmo dovuto prendere. Non li ringrazierò mai abbastanza. Mai. Ti piacerebbe che venisse pubblicata anche la tua storia? Scopri come fare qui → "Raccontami la tua storia: cos'è e come funziona" o chiedimi info sulla Chat del sito o uno dei miei Contatti Tutte le storie sono ascoltabili sul Podcast "Pianeta Prevenzione" , qui sul sito e su tutte le piattaforme di ascolto Cerca "Le mie gravidanze: quelle andate a buon fine e quelle no"(Parte 1)-Ostetrica Sere" Sai che leggerò i vostri commenti sul Podcast ? Aggiungo sempre anche le mie considerazioni. Lascia il tuo qua sotto, o sotto l’episodio sulle piattaforme di ascolto del Podcast

  • Toxoplasmosi(parte 2): Gatto o non gatto? Questo è il problema

    Lascia che un petalo di consapevolezza si posi su di te... Toxoplasmosi e gatto sono uniti da un filo invisibile. Ma davvero la tua palla di pelo felina è così pericolosa per il contagio durante il preconcepimento e la gravidanza? Chiariamo due cosette. Lo so aspirante mamma, parenti e amici ti avranno già messa in guardia che in gravidanza non potrai assolutamente stare a contatto con nessun gatto, neanche il tuo! "non puoi accarezzarlo..." ; "in braccio no eh… " ; "non respirare vicino a lui..." ; "dallo a me, me ne occupo io stai tranquilla..." ; "non fare l’ incosciente..." Shhh fate silenzio! Ecco, quando avrai finito di leggere, sarai ben felice di far sapere loro che si sbagliavano di grosso! In "Toxoplasmosi(parte1): Rischi per il feto e Toxo-test" abbiamo scoperto quali sono i rischi per il feto e come si interpreta il toxo-test. In questa seconda parte, invece, daremo un po’ di giustizia ai nostri amici felini. Capiremo una volta per tutte perché la toxoplasmosi viene associata ai gatti, e in quale modo potrebbero davvero trasmettercela. Troverete anche un elenco di semplici accorgimenti da mettere in pratica per evitare il contagio in gravidanza, già a partire dalla fase preconcezionale, ma senza eccessi di ansie, fobie e psicosi. (Leggi anche Toxoplasmosi parte 3 : cibo gli accorgimenti) Vuoi interpretare i risultati del toxo-test? Guarda questa pratica tabellina riassuntiva carina e coccolosa, creata con le mie manine. Allora, innanzi tutto vorrei che fosse chiara una cosa: chi deve prestare davvero la massima attenzione a non contrarre la toxoplasmosi è colei che porta in grembo o porterà a breve, il frutto del concepimento, la personcina che rischia di più in assoluto. Quindi aspirante mamma, e mamma in attesa prendete carta e penna per gli appunti. Perché toxoplasmosi = gatto? Quello che vi interessa sapere è che il nostro parassita protagonista ,Toxoplasma gondii, in realtà può infettare moltissimi animali a sangue caldo, come i mammiferi tra cui gli esseri umani, e anche uccelli , roditori e altri. Perché allora i nostri poveri micetti sono sempre nell’occhio del mirino? Ve lo spiego: dovete sapere che tutti gli altri animali, compreso l’essere umano, sono dei semplici ospiti intermedi, dove il toxoplasma gondii non riesce a raggiungere lo stadio adulto e al limite si deposita nei muscoli o negli organi interni sottoforma di cisti. Da qui il rischio di contagio attraverso l’alimentazione con carne cruda o poco cotta, di animali infetti. Il gatto, invece, ha l’onore di essere stato scelto come ospite definitivo, in cui il parassita riesce a completare il suo ciclo vitale e a riprodursi producendo le cosiddette oocisti che vengono poi espulse dal gatto con le feci (tenetelo a mente che ora ci torniamo). Premettendo che non tutti i gatti hanno per forza la toxoplasmosi, io vi consiglierei prima di tutto di scoprire se il vostro gatto ce l’ha. Come? Vi basterà far analizzare dal veterinario un campione delle sue feci o del suo sangue. Se il vostro gatto risulta positivo alla toxoplasmosi? Come potrebbe contagiarvi? Escludendo l’opzione di servirlo in tavola, rimangono solo le sue feci. Le oocisti presenti nelle feci, però, non volano, quindi se il tuo gatto usa la lettiera, per infettarti dovresti ingerirle in qualche modo: ad esempio portando le mani alla bocca o toccando del cibo senza esserti lavata le mani dopo aver pulito la lettiera; INOLTRE: le oocisti del Toxoplasma Gondii presenti nelle feci del gatto, si schiudono circa 2-3 giorni dopo la deposizione delle feci, a una temperatura ambientale di 24°C e ad alta umidità". Per cui il rischio di contaminazione si riduce notevolmente se la lettiera viene pulita ogni giorno" Se il vostro gatto risulta negativo alla toxoplasmosi Sarebbe una buona notizia per stare più sereni no? Certo, sereni, ma non adagiati. Non voglio rovinarvi la festa, ma c’è ancora la possibiltà che il micio mao contragga la toxoplasmosi; però le possibilità si riducono quasi a zero se avete uno o più gatti che stanno esclusivamente in casa e non hanno a che fare con altri gatti che stanno anche fuori. Un gatto che sta soltanto in casa, infatti, potrebbe infettarsi solo se mangiasse carne cruda potenzialmente infetta, oppure in caso, che ne so , vada a leccare le vostre scarpe con le quali avete disgraziatamente calpestato un terreno su cui aveva defecato un gatto infetto. Insomma diciamo che se evitate di dare carne cruda al gatto, le probabilità che si contagi in altra maniera sono quasi nulle. Se invece il vostro gatto sta anche, o addirittura, soltanto fuori, ovviamente ha più probabilità di entrare in contatto con il parassita. A quel punto potrebbe infettarsi sia mangiando carne cruda di animali infetti, tra cui topi e uccelli , sia entrando in contatto con terreno contaminato da feci infette di altri gatti. Per cui le attenzioni si moltiplicano se si ha a che fare con gatti che stanno sia fuori che in casa. Mentre se il gatto sta esclusivamente fuori, non avrete il problema lettiera, quindi meno possibilità di eventuali contagi. Facendo il punto della situazione, alla luce di quanto detto, noi esseri umani potremmo infettarci sia mangiando carne cruda, o comunque poco cotta, di animali infetti ( bovini, ovini, suini) tutto ciò che finisce in -ini (tranne felini voglio sperare), sia attraverso le oocisti eventualmente presenti nelle feci del gatto. Ma se il futuro papà contrae la Toxoplasmosi, contagia anche la futura mamma? NO, in realtà no. La Toxoplasmosi non si trasmette fra esseri umani . L’unica via di trasmissione fra esseri umani è quella transplacentare, da madre a feto, attraverso la placenta appunto. Gli aspiranti e i futuri papà devono in ogni caso essere al corrente degli accorgimenti da adottare, per evitare che la futura mamma possa contagiarsi. Accorgimenti Ecco a voi l’elenco degli accorgimenti da utilizzare per evitare di contrarre la Toxoplasmosi: Per quanto detto finora, il primo passo è fare al micetto le analisi per la toxo , per essere sicuri che non l’abbia già contratta e stare più rilassati. Se risulta negativo meglio tenerlo in casa ed evitare che entri in contatto con altri gatti soprattutto randagi. Offrite al gatto solo alimenti cotti, conservati o secchi; quindi no carne cruda . Mi dispiace dirlo , e so bene quanto è dura, ma sarebbe meglio evitare di dare bacini al gatto soprattutto sulla bocca, perché, come sappiamo, lui ha un unico modo per pensare alla sua igiene intima...ci siamo capiti. Vale anche per te aspirante papà perché se dopo il bacio al gatto segue quello alla compagna ...ci sono ridotte possibilità di eventuale contagio, ma io non rischierei inutilmente. Se vuoi tenerlo sulle gambe cerca di mettere prima un telino o una copertina, in modo che i tuoi vestiti non vengano in contatto con le parti intime del gatto. Dopo sarà sufficiente togliere la copertina e lavarsi le mani. ( Qui siamo già un po’ nell’eccesso di zelo, ma nel più ci sta il meno.) Problema lettiera: dopo averla pulita lava accuratamente mani e unghie con acqua e sapone e cerca comunque di utilizzare i guanti. Se non ti senti tranquilla falla pulire a qualcun’ altro se possibile. L’importante è pulirla tutti i giorni. Lava sempre le mani anche se tocchi materiale potenzialmente contaminato da feci di gatto , quindi oltre alla sabbietta della lettiera, e alla relativa, paletta, fai molta attenzione alla terra del giardino o dell’orto. Utilizza sempre i guanti quando fai lavori di giardinaggio, lava gli utensili usati e come al solito lava mani e unghie con acqua e sapone. Come vedi, non c’è bisogno di evitare i gatti come la peste e tantomeno di far custodire il proprio gatto a qualcun’ altro per 9 mesi! Per ulteriori chiarimenti Contattami quando vuoi Seguimi su Instagram, è lo strumento che uso per tenervi aggiornati. Conosci la rubrica "Raccontami la Tua Storia" ? Leggi come fare per inviare anche la tua storia FONTI: https://www.epicentro.iss.it/toxoplasmosi/ https://www.my-personaltrainer.it/salute/toxoplasmosi.html#:~:text=Toxoplasma%20gondii%20%C3%A8%20un%20protozoo,costituiti%20da%20una%20sola%20cellula https://www.my-personaltrainer.it/salute/toxo-test-toxoplasmosi-gravidanza.html https://www.my-personaltrainer.it/alimentazione/dieta-prevenzione-toxoplasmosi.html https://www.izslt.it/toxoplasma-gondii/ Linee guida https://www.epicentro.iss.it/itoss/pdf/LG-Gravidanza-Fisiologica-Parte1_protetto.pdf

  • IVG con metodo chirurgico (Interruzione Volontaria di Gravidanza Parte 3)

    Lascia che un petalo di consapevolezza si posi su di te... Oggi ti spiego come funziona il metodo chirurgico per l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Leggi anche Parte1 e Parte 2 Come accade per il metodo farmacologico anche l' IVG on il metodo chirurgico viene eseguita obbligatoriamente in una struttura ospedaliera, pubblica o privata. Ha una durata media di circa 15 minuti e viene effettuata in regime di day hospital; infatti la maggior parte delle volte c’è bisogno solo di qualche ora di ricovero, dopodichè la donna potrà rientrare a casa e dal momento che il ricovero avviene generalmente al mattino., il rientro avverrà il giorno stesso. Prima dell'intervento,e dopo aver stabilito che non ci sono controndicazioni, come ad esempio allergie, è possibile che venga iniziata la profilassi antibiotica, in modo che la donna sia coperta da eventuali infezioni dovute all’intervento. Lo svuotamento strumentale dell'utero per l'interruzione di gravidanza può essere fatto sfruttando due metodiche singolarmente o in maniera complementare: L'aspirazione (o isterosuzione), eventualmente seguita da raschiamento se necessario, o il solo raschiamento (metodica utilizzata molto più di rado). Possiamo riassumere le fasi dell'intervento di aspirazione nei seguenti punti: Dopo il ricovero, e qualche ora prima di entrare in sala operatoria, alla paziente viene somministrata una dose di prostaglandine (Misoprostolo o Cytotec). L’utilizzo delle prostaglandine è necessario per rendere morbida ed elastica la cervice , facilitando l’intervento. Il farmaco viene di solito inserito nella vagina sotto forma di compresse o gel, o per iniezione, ma meno frequentemente. In alternativa ai farmaci, la dilatazione del collo dell'utero può essere eseguita per via strumentale, oppure attraverso entrambe le modalità (farmacologica e strumentale). Trascorso l'intervallo di tempo necessario alla dilatazione della cervice ( da 30 minuti a qualche ora), la paziente viene portata in sala operatoria. Prima dell'intervento è necessario un consulto pre-anestesia in cui verrà definito, insieme al medico,il tipo di anestesia da impiegare. L'intervento infatti può essere eseguito sia in anestesia locale, eventualmente con sedazione profonda, sia in anestesia generale. Spesso le donne preferiscono non vedere e non sentire niente, non vivere “quel momento” da coscienti, quindi scelgono quella totale ,nonostante l’anestesia parziale comporti meno complicanze. In caso di anestesia parziale sono richieste all’equipe medico-sanitaria due qualità : esperienza ed empatia, in quanto la paziente è cosciente ed è fondamentale il sostegno e la comprensione. Lo svuotamento del contenuto uterino tramite isterosuzione viene fatto introducendo nell'utero una cannula collegata ad una pompa a vuoto elettrica che, una volta azionata, è in grado di aspirare il contenuto uterino. Il macchinario che consente questa operazione è chiamato "isterosuttore". Le cannule maggiormente utilizzate sono le cannule di Karman, che sono dritte , ma semirigide, per diminuire il rischio di perforazione accidentale dell’utero; hanno la punta chiusa e due aperture laterali; i diametri variano da 6mm a 12mm. Più sarà avanzata l’età gestazionale, maggiore sarà il diametro della cannula, perché il materiale da aspirare sarà più consistente. In genere entro le prime 8 settimane di gestazione viene utilizzata l’isterosuzione senza dilatazione della cervice, soprattutto se la donna ha già avuto almeno un parto vaginale. Dall'ottava alla dodicesima settimana di gestazione, viene eseguita in genere anche la dilatazione della cervice. La dilatazione della cervice, viene poi eseguita con dei perni speciali (chiamati perni di Hegar), calibrati con diametro crescente di mezzo millimetro in mezzo millimetro, che vengono inseriti in sequenza, togliendo il precedente e inserendo il successivo. Così facendo si ottiene una dilatazione molto graduale e non traumatica della cervice. Alla fine il medico esegue una ecografia per controllare che non siano rimasti nell'utero resti dell'embrione. Se fossero presenti, per prevenire un infiammazione, è possibile completare l'intervento di nuovo per aspirazione, o mediante raschiamento, procedura che prevede l'utilizzo di uno strumento noto come "curette", grazie al quale è possibile raschiare delicatamente il rivestimento uterino per asportare ciò che non è stato possibile rimuovere con l'aspirazione. Al termine dell'intervento, la paziente viene riportata nella camera assegnatale e tenuta sotto osservazione per almeno tre ore. Appena possibile, il personale sanitario del reparto fornirà tutte le indicazioni e il supporto del caso. Per gravidanze che superino le dodici settimane (dopo i termini della legge italiana per l'interruzione volontaria) vengono utilizzati la dilatazione e lo svuotamento. Questa procedura consiste nella dilatazione meccanica del canale cervicale, dopodichè il feto viene rimosso. Questa IVG viene eseguita raramente, e solo in presenza di malformazioni del feto o di rischi per la salute della donna. Come ogni altro intervento chirurgico, l’IVG per aspirazione presenta alcuni rischi (a cui si aggiungono i rischi delle potenziali complicanze legate all’anestesia generale). I principali sono la perforazione uterina (rara ma grave) o l’infezione dovuta all’introduzione di uno strumento nell’utero. Al termine dell'intervento, se richiesto e se il medico non rileva problemi, è possibile inserire un dispositivo intrauterino contraccettivo allo scopo di prevenire future gravidanze non desiderate. Anche in questa circostanza, il tema potrà essere discusso con il medico prima dell'esecuzione dell'aborto chirurgico. Verranno poi programmate delle visite di controllo ad intervalli di tempo che possono variare da una struttura sanitaria all'altra. La percentuale d’insuccesso del metodo è quasi nulla (0,3% contro 5% dell’IVG farmacologica), ma è importante ricordare che alcune IVG farmacologiche “incomplete” dovranno essere “terminate” in modo chirurgico. Come dopo un parto, nei giorni successivi all’intervento, potrebbero presentarsi delle emorragie. Fonte: MINISTERO DELLA SALUTE C_17_pubblicazioni_2924_allegato.pdf (salute.gov.it) Puoi ascoltare l'episodio dedicato a questo argomento sulla pagina del Podcast

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