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- La Toxoplasmosi (parte 3): Cibo, gli accorgimenti
Lascia che un petalo di consapevolezza si posi su di te... Oggi scoprirai gli accorgimenti per evitare di contrarre la Toxoplasmosi attraverso il cibo. Siamo giunti alla terza ed ultima parte sul tema Toxoplasmosi. Avete già letto le altre due o siete passati direttamente a questa? Io consiglio sempre di avere il quadro completo di ogni cosa, e sulla Toxoplasmosi secondo me è bene sapere più che si può. Quindi, a buon intenditor...fate voi. Se nella Parte 2 vi ho tranquillizzato sul contagio attraverso i gatti, ridimensionando le credenze popolari, non posso fare altrettanto in questo episodio sul contagio attraverso il cibo. Gli alimenti che chiameremo in causa infatti sono la carne e i frutti dell’orto (verdure ortaggi ecc.), che come vedremo fra poco sono rischiosi per motivi diversi e vi dico già che il consumo di carne cruda o poco cotta è risultato la principale fonte di contagio in gravidanza. Nella Parte 2 vi avevo accennato che il responsabile della toxoplasmosi è un parassita chiamato Toxoplasma gondii, che può infettare moltissimi animali a sangue caldo, come i mammiferi, tra cui noi esseri umani e molti degli animali che finiscono sulla nostra tavola ,ma anche gli uccelli ,i roditori e altri. Solo nei gatti completa il suo ciclo vitale e viene espulso con le feci, mentre nel resto degli animali, compreso l’uomo, si deposita nei muscoli o negli organi interni sotto forma di cisti. Per questo motivo non si trasmette per via aerea o per contatto , come virus e batteri, ma esclusivamente mangiando carne cruda infetta. Il contagio fra esseri umani, infatti ,non è possibile ( ricordo che nei paesi civilizzati il cannibalismo è un reato!). L’unica via di trasmissione più probabile da un essere umano all’altro è quella transplacentare da madre a feto , anche se esiste, ma con meno probabilità, il contagio attraverso emotrasfusioni e trapianto di organi da donatori infetti. Ma in ogni caso non esiste contagio con il semplice contatto o la convivenaza con persone infette. Per cui, per la tua gioia aspirante papà / papà in attesa, ne deriva che gli accorgimenti sull’alimentazione, debbano essere seguiti esclusivamente dalla futura mamma,nella fase preconcezionale e soprattutto in gravidanza. Per te quindi nessun divieto. Sei contento ? Puoi mangiare ciò che vuoi, però pensa alla salute eh , ah e con il dovuto rispetto per la futura mamma, che avrà ragione di disprezzarti se ti permetterai di addentare davanti a lei senza pudore una bel panino col salame! Se avete notato, infatti, non vi ho mai parlato di un toxo-test da fare ai futuri papà, e i motivi erano quelli che vi ho appena detto. Comunque alla futura mamma tocca la scocciatura di cambiare la dieta (come non bastassero la nausea e altri agenti patogeni da evitare in gravidanza al di là della toxoplasmosi), ma i futuri papà hanno il diritto e il dovere di sapere come mettere in pratica gli accorgimenti che fra poco vi elencherò, per evitare alla futura mamma di contagiarsi attraverso il cibo. La contaminazione con cibo infetto non è da sottovalutare e dobbiamo prevenirla con delle accortezze alle quali non sempre si pensa. Fra poco capirete perché. Ora , dato che dopo avrete un elenco di accorgimenti da seguire, potreste sentire il bisogno di capire il perché di queste accortezze. Quindi brevemente vi spiego. La prima importantissima cosa che vi interessa sapere è : Come si eliminano le cisti dalla carne infetta? Noi non possiamo sapere se stiamo trattando carne infetta, quindi nel dubbio dobbiamo adottare procedure idonee all’ eliminazioine di eventuali cisti dalla carne. Quali sono i metodi davvero sicuri ? La cottura a partire da una temperature di 67°C almeno per 3-4 minuti assicurandosi che arrivi bene all’interno dell'alimento; Il congelamento a -20°C per almeno 15 giorni. In ogni caso la cottura della carne va sempre eseguita. Diciamo che il congelamento è da considerare un’ulteriore sicurezza. Al contrario, la refrigerazione degli alimenti in frigorifero a 4° non elimina il parassita e ,allo stesso modo, la cottura al microonde non distrugge i parassiti E non sono sicuri neanche il metodo di essiccazione e la stagionatura e tanto meno l’affumicatura. La seconda importante informazione che dovete acquisire per quanto riguarda la carne cruda è che potrebbe contaminare, attraverso il contatto, oggetti ed altri cibi (anche questo è uno dei concetti da fissare nella mente per capire gli accorgimenti). Per stare più tranquilli è meglio scegliere solo carne allevata ed evitare la cacciagione e la carne di animali cresciuti a livello casalingo. ( Dino il contadino dovrà attendere almeno 9 mesi prima di rivederti.) Tra i vari tipi di bestiame allevato, quelli più a rischio di infezione riguardano: maiali, pecore, capre e polli. I bovini possono essere contaminati dal parassita, ma il loro organismo è in grado di guarire eliminandolo in poche settimane con le feci; per cui le cisti nella carne bovina sono molto rare. Non per questo si richiede meno attenzione eh. Ora spostiamo l’inquadratura su ortaggi e verdure. Qui ci riallacciamo agli amici felini. I loro “ricordini” possono arricchire il terreno e se sono feci di gatti con toxoplasmosi, il terreno lo contaminano proprio e di conseguenza il rischio è che le oocisti ce le ritroviamo su ortaggi e verdure, soprattutto quelli più a contatto con la terra ( insalata , carote ecc.). Se avete un orto dovete prestate ancora più attenzione. ACCORGIMENTI PER EVITARE LA CONTAMINAZIONE ATTRAVERSO IL CIBO. CARNE UOVA E LATTICINI Scegliere solo carne allevata (eliminare provvisoriamente la cacciagione e la carne di animali cresciuti a livello casalingo). Dopo aver acquistato la carne assicuratevi che sia ben sigillata e depositatela sul fondo del frigorifero. Se preferite potete tenerla prima in congelatore a -20° per 15 giorni come ulteriore sicurezza, come vi ho spiegato prima. Tenete sempre separati o protetti i cibi pronti da consumare senza cottura dalla carne cruda, o dalle verdure non lavate (di cui fra poco parleremo) Per te futura mamma meglio se utilizzi i guanti durante la lavorazione della carne cruda ed eviti il contatto con le mucose, soprattutto la bocca, senza prima esserti lavata le mani. Usate taglieri diversi uno per i cibi cotti o comunque già pronti al consumo, e uno per quelli crudi, magari di colore diverso così li distinguete bene. Io direi rosso sangue per la carne… Tenete sempre protetti i cibi da mosche e altri insetti, che potrebbero essere un veicolo per il parassita. Dopo aver manipolato carne cruda ,procedete alla pulizia accurata di superfici e utensili che sono venuti in contatto con la carne.. se lo fai tu futura mamma lasciati i guanti. La direttiva suprema per te futura mamma : la carne deve essere consumata sempre cotta e, per la precisione, ben cotta anche all'interno, soprattutto nel caso di cotolette e roast beef . Non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma sono vietate, le bistecche al sangue e il carpaccio. VIETATO anche assaggiare carne cruda, o semicruda, durante la preparazione. EVITA il consumo di carne essiccata e di alimenti stagionati o affumicati perché, come ti ho accennato, questi processi di lavorazione degli alimenti non garantiscono l’eliminazione delle cisti parassitarie. Quindi da evitare prosciutto crudo , salsiccia, speck, lonza, pancetta, capocollo, salame, bresaola, a meno che non tu non li cuocia prima di consumarli (ti ricordo, però, che la cottura dovrebbe essere almeno a 67° per 3 -4 minuti) SI' invece a prosciutto cotto, mortadella e porchetta, chiaramente non in eccesso, per altri motivi. Vanno bene anche i salumi di tacchino e pollo, e volendo anche i wurstel a patto che vengano bolliti o grigliati. Per il pesce crudo ( come il sushi o carpaccio di pesce in genere) in teoria non c’è rischio specifico di toxoplasmosi, se non consideriamo le contaminazioni con gli utensili, però in gravidanza è consigliabile evitarlo perché può contenere altri germi, come la salmonella, oltre a un più elevato contenuto di mercurio ,soprattutto se si tratta di pesce di taglia grande come il tonno, il salmone e il pesce spada. Direi meglio evitare e basta. Altri due alimenti da consumare cotti, sono le uova, anche per il rischio di salmonella, e il latte. Usa solo latte confezionato, quindi pastorizzato in quanto già trattato termicamente. In pratica non improvvisarti Heidi. Di conseguenza meglio non mangiare formaggi prodotti da latte crudo, soprattutto da piccole aziende. Tra i formaggi a latte crudo sono compresi il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano. Comunque sull'etichetta del formaggi deve essere riportata la dicitura “Fabbricato con Latte Crudo”. VEGETALI Prima di consumare verdure, ortaggi e frutta, lavateli sotto l’acqua corrente senza detergenti o saponi, e teneteli in ammollo con un po' di bicarbonato , o amuchina. Se avete un orto dovrete essere ancora più scrupolosi. La frutta, poi, meglio sbucciarla, non solo per la toxoplasmosi. Anche per le insalate pronte dove trovate scritto “lavata e pronta al consumo”, meglio non dare per scontato e lavare anche quelle. Come per la carne, poi procedete alla pulizia accurata di superfici e utensili che sono venuti in contatto con la verdura. Per te futura mamma rimane la preferenza dell’utilizzo di guanti. Non bere mai acqua non potabile; o del rubinetto. Potrebbero sembrare consigli eccessivi, ma come vi ho già detto una volta, nel più ci sta il meno e conoscendo i rischi della toxoplasmosi per il feto, la prudenza non è mai troppa. Siamo giunti alla fine della saga toxoplasmosi e mi auguro che ora vi siano più chiari i motivi delle direttive che vi verranno date dal medico ginecologo. In più, qui avete il vostro promemoria. Vi ricordo che se volete approfondire trovate tutte le fonti qui in basso. FONTI: https://www.epicentro.iss.it/toxoplasmosi/ https://www.my-personaltrainer.it/salute/toxoplasmosi.html#:~:text=Toxoplasma%20gondii%20%C3%A8%20un%20protozoo,costituiti%20da%20una%20sola%20cellula). https://www.my-personaltrainer.it/salute/toxo-test-toxoplasmosi-gravidanza.html https://www.my-personaltrainer.it/alimentazione/dieta-prevenzione-toxoplasmosi.html https://www.izslt.it/toxoplasma-gondii/ Linee guida https://www.epicentro.iss.it/itoss/pdf/LG-Gravidanza-Fisiologica-Parte1_protetto.pdf https://www.my-personaltrainer.it/alimentazione/dieta-prevenzione-toxoplasmosi.html#2 https://www.italybite.it/it/blog/post/alla-scoperta-dei-formaggi-italiani-a-latte-crudo.html Puoi ascoltare l'episodio dedicato a questo argomento sulla pagina del Podcast
- Sai che non è corretto dire: "Ho il ciclo" ?
Lascia che un petalo di consapevolezza si posi su di te... Oggi scoprirai il significato della parola "mestruazione" e perché non è corretto dire "Ho il ciclo". "Le mie cose ", " il Marchese ", " Semaforo Rosso ", sono solo 3 dei mille eufemismi che la donna, fin dall'antichità, si è inventata per far sapere di avere le mestruazioni, evitando accuratamente di pronunciare apertamente la parola "mestruazioni ". Certo, sono d'accordo, suona come una parolaccia e ci fa sentire in imbarazzo, e il senso del pudore prende il sopravvento, ma ormai dovremmo aver raggiunto un grado di consapevolezza tale, da non "vergognarci " più di questo evento naturale che ci caratterizza come donne. Che ne dici, allora, di definire una volta per tutte questa parolona tanto odiata? la parola "mestruazione" significa letteralmente "cosa mensile". Il termine deriva dal latino menstruus ("mensile"), che deriva a sua volta da mensis ("mese"). Lo sapevi? Se ti va, scrivilo nei commenti sotto l'articolo. Sì, alla fine il latino o il greco sono quasi sempre alla radice delle parole, e quando conosci il significato letterale di una parola, assume già un suono diverso, non è vero? Ora che abbiamo definito che la parola "mestruazione" significa semplicemente evento mensile, quindi niente di così terribile nel suono della parola, vorrei focalizzare la tua attenzione sul termine che oggi va più "di moda" per sostituirla, soprattutto fra le adolescenti : Ciclo Ti dice niente? Per caso è anche la tua forma preferita? Allora devi sapere questo: non è corretto dire "Ho il ciclo" Presa da sola, la parola "ciclo" ha una definizione ben precisa: una successione di eventi o fasi che si ripetono sempre nello stesso ordine, tornando al punto di partenza per ricominciare. Le mestruazioni rappresentano solo una fase del nostro ciclo di ormoni mensile di durata standard di 28 giorni. Quindi, quello che davvero inizia e prosegue con una successione di fasi che si ripetono sempre nello stesso ordine, tornando al punto di partenza per ricominciare, è il nostro complesso CICLO ORMONALE. Ora capisci perchè non è corretto chiamare ciclo le mestruazioni ? Nei prossimi giorni approfondiremo con una serie di articoli, il tema del ciclo mestruale, e allora sì che, petalo dopo petalo, avrai acquisito, come meriti, un fiore completo di consapevolezza su come funziona il tuo corpo. Oggi un piccolo petalo di consapevolezza si è appena posato su di te. E da oggi sono sicura che ogni volta che spontaneamente dirai "ho il ciclo", ci penserai almeno un po', o magari riuscirai a dire senza vergogna "ho le mestruazioni ". Chissà. Ma ora, se vorrai, potrai correggere le tue amiche. È sempre meglio sapere qualcosa in più, no? Lo sai, non si finisce mai di imparare. Seguimi sui social per gli aggiornamenti sul le nuove uscite e lasca il tuo commento qua sotto. Ti aspetto ai prossimi articoli Hai già visto questo simbolo fluttuante su questa pagina e su tutto il sito? Prova a toccarlo e vedrai sbocciare le indicazioni per giocare al "Gioco dei Cherry Blossom"
- Cos'è la Menopausa?
Ecco il tuo petalo di consapevolezza sulla fase di rinascita della donna: la Menopausa Il fiore lilla e la farfalla simboleggiano rinascita e libertà. il lilla spento è il colore della menopausa Ogni donna, nel corso della propria vita, affronta cambiamenti, che seguono fasi e cicli, proprio come una luna in continua trasformazione. Tutto ha un inizio e una fine e il periodo fertile della donna non fa eccezione. Inizia con il Menarca e termina con la Menopausa. Ma sai davvero cos'è la Menopausa? Per definizione, la Menopausa è quella fase fisiologica della vita della donna che segna la fine del suo periodo fertile. Le cose da dire sull'argomento sono molte e questo articolo è solo l'inizio. Inauguriamo la nuova categoria "Menopausa" con un'introduzione alla fase di rinascita della donna. Scopriamo insieme cos'è la Menopausa. Naviga tra i paragrafi, clicca il titolo e espandi il testo. Cos'è la Menopausa? La menopausa fisiologica, ovvero quella in cui non è stata identificata un'altra causa fisiologica o patologica, corrisponde al cessazione irreversibile dell'attività ovarica. Le ovaie esauriscono gradualmente gli ovuli funzionanti. Solo una piccola percentuale viene persa durante la normale ovulazione. Il resto degli ovociti va incontro a un normale processo di atresia, di cui parleremo nello specifico nel prossimo paragrafo. Con l'avvicinarsi della menopausa, gli ovuli rimanenti diventano più resistenti all'FSH (Ormone Follicolo-Stimolante), responsabile della crescita dei follicoli ovarici e della conseguente maturazione degli ovociti. Questo fa sì che molti degli ovociti non raggiungano la completa maturazione durante la prima metà del ciclo mestruale. Come reazione di causa-effetto, le ovaie riducono drasticamente la produzione di estrogeni. Ecco innescata la catena che porterà all'esaurimento degli ovociti e all'arrivo della menopausa. L’età della menopausa varia da donna a donna, con una media mondiale di circa 50 anni. Atresia dei follicoli L'atresia degli ovociti (o atresia follicolare) è la degenerazione e il riassorbimento dei follicoli ovarici che non riescono a raggiungere la piena maturazione. È un meccanismo biologico continuo, che inizia già durante la vita fetale e prosegue nel corso dell'infanzia, della pubertà e dell'età adulta, fino alla menopausa. Il corpo mette in atto una vera e propria selezione naturale, scartando gli ovociti in eccesso e quelli probabilmente inadatti o più deboli. Questo determina così la progressiva riduzione della riserva ovarica della donna. Sai che al momento della menopausa potresti arrivare ad avere meno di 10.000 ovociti? Ti sembrano tanti? Confrontiamoli con quelli che avevi alla nascita: da 1 a 3 milioni; e con quelli che avevi all'inizio della tua vita fertile, cioè dal menarca: circa 400.000 ovociti. Non sarebbe possibile perderne così tanti se contassimo un solo ovocita espulso ogni mese. Infatti, ad ogni ciclo mestruale non parliamo di un follicolo, ma di un gruppo di follicoli che inizia a svilupparsi sotto l'effetto degli ormoni (principalmente FSH e LH). Tra tutti, di solito soltanto uno, chiamato anche follicolo dominante, arriva alla completa maturazione e all'ovulazione. Tutti gli altri follicoli che avevano iniziato la crescita durante quel ciclo, non avendo completato la maturazione, muoiono e vanno incontro ad atresia, venendo riassorbiti all'interno dell'ovaia. L'atresia, quindi, pur essendo un processo naturale, determina la progressiva riduzione della riserva ovarica, cioè del numero totale di ovociti disponibili. Questo processo aumenta con l'avanzare dell'età, soprattutto dopo i 35 anni, riducendo inesorabilmente sia la quantità che la qualità degli ovociti rimasti. Come saprai di essere in Menopausa? Ciò che segna in modo definitivo la fine del periodo fertile della donna è l'assenza del ciclo mestruale per almeno 12 mesi consecutivi. Durante la Perimenopausa, i cicli possono diventare molto irregolari. Può capitare che le mestruazioni restino assenti per qualche mese, facendoti credere di essere già in menopausa. Ma potresti avere diversi falsi allarmi prima che la menopausa arrivi davvero. Quando le mestruazioni non si fanno vedere per almeno 12 mesi, il tuo medico ginecologo, dopo gli opportuni esami di accertamento, potrà dichiarare che sei effettivamente entrata nella menopausa. Tra gli esami di conferma, c'è il dosaggio dei livelli dell'ormone follicolo-stimolante (FSH), che tende ad aumentare significativamente. Questo perché la riserva di follicoli nelle ovaie si è molto ridotta e l'ipofisi cerca di stimolare ancora qualche ovulazione producendo più FSH. Ecco perché valori elevati di FSH (superiori a 30-100 mIU/mL) sono un segnale tipico dell'ingresso nella menopausa. Questo verrà ulteriormente confermato dalla diminuzione degli estrogeni e dall'assenza di mestruazioni. Quello che potrai notare da sola, oltre all'assenza del ciclo per 12 mesi, saranno una serie di sintomatologie e cambiamenti legati al drastico calo degli estrogeni. I più eclatanti sono quelli vasomotori, ossia le cosiddette "vampate", con sudorazioni notturne e disturbi del sonno. Ma di questo te ne parlo più nel particolare nei prossimi articoli. Le terminologie intorno alla menopausa Vediamo quali termini girano intorno alla Menopausa. Alcuni di essi vengono spesso confusi. Menopausa (spontanea): come abbiamo detto, è la cessazione definitiva dei cicli mestruali derivata dalla perdita della funzione follicolare ovarica. Viene diagnosticata dopo 12 mesi consecutivi di amenorrea (assenza di mestruazioni). L’età della menopausa è in media 50 anni. Menopausa prematura (o precoce): quando la menopausa avviene prima dei 40 anni. Menopausa indotta: cessazione della mestruazione come conseguenza della rimozione chirurgica di entrambe le ovaie o della soppressione della funzione ovarica dovuta a trattamenti come la chemioterapia o le radiazioni. Postmenopausa: tutto il periodo che segue l’ultima mestruazione, indipendentemente dal tipo di menopausa (spontanea o indotta). Perimenopausa: il periodo di circa 3 anni prima della menopausa fino al primo anno dopo l’ultima mestruazione. Inizia con modificazioni biologiche, endocrine e cliniche con l'avvicinarsi della menopausa, come l'inizio delle irregolarità mestruali associate all'aumento dell’FSH. Premenopausa: spesso il termine è usato impropriamente per indicare il periodo di uno o due anni precedenti l’ultima mestruazione, ma in realtà indica tutto il periodo della vita riproduttiva che precede la menopausa. Climaterio: quella fase che precede e segue per un periodo variabile la transizione dalla fase riproduttiva a quella non riproduttiva. Il termine include quindi la perimenopausa e si estende a un periodo variabile prima e dopo la perimenopausa. Nei prossimi articoli approfondiremo, passo dopo passo, ogni sfaccettatura di questa complessa e affascinante fase della vita della donna. Ricorda: la Menopausa non è la fine, è la tua rinascita.
- "Il Contatto Pelle a Pelle (o Skin-to-Skin)"
Lascia che questo petalo di consapevolezza si posi su di te... Oggi scopriremo insieme l''importanza del contatto Pelle a Pelle del neonato con la mamma Sapresti dirmi qual’ è, secondo te, la prima pratica che viene messa in atto appena il bambino nasce? Il taglio del cordone? Sbagliato! Questo accadeva più o meno 20 anni fa. Ora il cordone può attendere, perché la priorità assoluta se l’è aggiudicata un’altra pratica: il contatto pelle a pelle (o skin to skin). Ma perchè è fondamentale che il contatto pelle a pelle (o skin to skin) venga agevolato fin dai primi istanti dopo la nascita? Prima di nascere si sentiva al sicuro Immagini che vita ha fatto il neonato per circa 9 mesi, quando era ancora nel pancione? Cresceva immerso in un liquido sempre alla giusta temperatura in un ambiente ovattato, dove i rumori esterni erano quasi impercettibili e gli unici suoni che lo accompagnavano costantemente e lo rassicuravano erano il battito del cuore e la voce della mamma. Anche il papà dovrebbe frequentemente parlare vicino al pancione, in modo che il bambino possa riconoscere il suono della sua voce quando nascerà. Ecco, ora immaginalo uscire improvvisamente da quell’ambiente, dopo varie peripezie, e ritrovarsi all’asciutto, fra rumori e voci mai sentiti così forti. Cosa potrebbe farlo sentire subito al sicuro? Esatto! Il contatto, il calore e il battito del cuore della mamma, ma anche le voci di entrambi i genitori che gli parlano dolcemente. I benefici del contatto pelle a pelle Potrebbe sembrare una pratica superflua, ma, in realtà, le evidenze scientifiche hanno dimostrato che esiste una serie di benefici importantissimi per il neonato e anche per la mamma. Uno dei benefici principali per il neonato è quello di riuscire a sviluppare il proprio microbiota, grazie al contatto con i batteri presenti sulla pelle della mamma. Il microbiota è l'insieme di microrganismi (batteri, virus, funghi) che vivono in simbiosi nel nostro corpo, principalmente nell'intestino, ma anche sulla pelle, nella bocca e in altri organi, ed è fondamentale per la salute. Lo sviluppo precoce del microbiota, quindi, aiuterà il neonato a regolare meglio la digestione e a rafforzare il sistema immunitario. Il contatto con voi gli permette, inoltre, di normalizzare e rendere stabili: il battito cardiaco, la respirazione, il livello di zuccheri nel sangue e la temperatura. Il pelle a pelle stimola nella madre il rilascio di alcuni ormoni che hanno il "potere" di rafforzare il legame emotivo madre-neonato (bonding), e allo stesso tempo di accelerare la produzione di latte: Ossitocina, conosciuta anche come "ormone dell'amore ": fondamentale per il bonding, il rilassamento e l'avvio dell'allattamento. Riduce lo stress e suscita una sensazione di benessere e calma. di cui beneficiano mamma e bambino. Nel neonato, favorisce la regolazione di temperatura, la frequenza cardiaca e la respirazione. Ed è utileanche a un altro paio di cose: la prima è che velocizza il processo di involuzione uterina, ossia scatena quelle simpaticone di contrazioni facendo in modo che il tuo utero torni alle dimensioni originarie; e la seconda è che riduce l’emorragia post-partum. Fondamentale. Prolattina: Stimolata dalla suzione e dal contatto, regola la produzione di latte materno. Beta-Endorfine: Aiutano a ridurre il dolore e lo stress post-parto, favorendo uno stato di benessere generale. I primi istinti del neonato Sai che il bambino appena nato è già in grado di recepire stimoli tattili, visivi, uditivi e olfattivi ? Lo so a vederlo non sembrerebbe, e invece è così. Anzi, nei primissimi minuti dalla nascita è all’apice del livello istintivo per andare alla ricerca del seno da solo e per farlo attiva ben 20 riflessi neonatali primitivi. E’ la sua prima missione per la sopravvivenza. Sai come viene chiamata questa impresa in inglese? “Breast Crawl”, che significa letteralmente arrampicata verso il seno. Cos'è il Brest Crawl? Il breast crawl è un comportamento istintivo in cui il neonato, guidato dall' odore del liquido amniotico e dalla temperatura, si muove attivando i propri riflessi per cercare di raggiungere il seno e attaccarsi per la prima poppata. Fai attenzione, non per forza tutti i neonati eseguono il breast crawling, o si attaccano al seno subito dopo la nascita; semplicemente i neonati non sono tutti uguali e non c'è motivo di forzare il processo. Alcuni accorgimenti possono favorire il breast crawl. Ad esempio la posizione semi-reclinata della mamma e il fatto di non aciugare le manine del neonato, affinchè mantengano l'odore del liquido amniotico, Continuare a sentire un odore familiare lo farà sentire più al sicuro e lo rilasserà nella sua ricerca del seno. L'importanza pelle a pelle precoce Proprio per poter sfruttare il picco di sensorialità del neonato, il primo contatto pelle a pelle dovrebbe avvenire nei primi minuti dopo la nascita, ancora prima del taglio del cordone ( quando è possibile) Sarà l'Ostetrica ad agevolare questo momento, posticipando il taglio del cordone e premurandosi di adagiare il neonato nudo sull'addome o sul petto della mamma, subito dopo la nascita. Se il cordone è abbastanza lungo, il bambino potrebbe iniziare istintivamente ad utilizzare le proprie competenze innate per intraprendere la sua "arrampicata" verso il seno, anche prima che il cordone venga tagliato. Oggi è raccomandato il "ritardato clampaggio" del cordone (dopo almeno 1-3 minuti o finché non smette di pulsare); per questo il breast crawl potrebbe iniziare già durante questa attesa. Se il taglio viene effettuato subito, il breast crawl può avvenire immediatamente dopo, ma sempre all'interno della "golden hour ", la prima ora di vita, considerata appunto l'ora d'oro. L’odore del colostro è molto simile a quello del liquido amniotico! Ecco un altro motivo per cui al neonato vengono asciugate solo la testa e il tronco appena nato ( per evitare la dispersione di calore), ma mai le manine, perché oltre adessere una guida rassicurante verso il seno, permettendogli di continuare a sentire gli odori familiari, lo aiutano a riconoscere l'odore del colostro che è molto simile all'odore del liquido amniotico. Il primo contatto pelle a pelle , quello che si pratica subito dopo la nascita dovrebbe andare avanti indisturbato e durare almeno un’ora, dopo che il neonato ha ricevuto tutte le cure , è stato pesato ecc. e se ti senti a tuo agio. Se il bambino non si attacca subito al seno? So cosa ti stai chiedendo: “E se il bambino non si attacca subito e nemmeno nell’arco di quell’ora?” Nessun problema! Vi risulta che i neonati siano tutti uguali? Il vostro bambino è libero di decidere di non attaccarsi, magari vuole solo dormire, o magari non sente subiito lo stimolo della fame. Coinvolgere il padre Per finire, vorrei sottolineare una cosa importantissima. In questa pratica è opportuno coinvolgere sempre anche la figura paterna. Anche il Neopapà, infatti, può sperimentare, se lo desidera, lo skin to skin con il proprio figlio, in modo da rafforzare anche lui il legame con il bambino, così da sentirsi coinvolto giustamente nel suo ruolo di padre fin da subito. E ora che avete acquisito la conoscenza di tutti i segreti del contatto pelle a pelle, avrete anche capito che potete praticare lo skin to skin anche a casa, quando volete e soprattutto se lo richiedete. Potete assumere qualunque posizione vogliate, non c’è una regola , potete stare sdraiate sulla schiena, su un fianco, o sedute. L’unica "direttiva" è che la vostra pelle dev’essere in contatto con quella del bambino, potete però mettere una copertina o un lenzuolino sulla schiena del vostro piccoletto, Se la sua testina è appoggiata sul vostro petto potrà sentire anche il battito del vostro cuore e vedrete che sarà ancora più rilassato da quel suono ritmico e familiare che lo ha accompagnato per tutta la gravidanza, perché lo faceva sentire al sicuro. Vi do un suggerimento: soprattutto se siete da sole, prima di sistemarvi ricordate di tenere a portata di mano qualsiasi cosa pensate possa servire durante il pelle a pelle in modo da non dovervi alzare, dal cellulare, anche se sarebbe meglio tenerlo lontano, il telecomando della tv, fazzoletti, qualche snack. Ma potreste anche voler concentrare tutta la vostra attenzione sulle sensazioni che state provando, o magari potreste addormentarvi, per questo assicuratevi che la posizione sia sicura per il bambino. Se hai domande o vuoi richiedere una consulenza vai alla pagina Contatti Ascolta anche l'episodio sul podcast " Pianeta Prevenzione" Fonti: http://Uppa.it https://www.bambinonaturale.it/blog/breast-crawling/
- "Raccontami la Tua Storia" : cos'è e come funziona
Ognuno ha una storia da raccontare, lunga, corta, bella, brutta, ma l'importante è farlo in uno spazio sicuro: Raccontami la tua Storia sarà il tuo spazio sicuro. Uno spazio sicuro è quello in cui potersi esprimere liberamente e trovare conforto nel raccontare senza sentirsi giudicati. La rubrica "Raccontami la tua storia" raccoglie le vostre esperienze in forma ANONIMA. La vostra storia sarà pubblicata in forma anonima. Scegletei un nome di fantasia Lo scopo di questa raccolta è quello di mettere a disposizione le proprie esperienze e fare tesoro di quelle degli altri. Provate a immagare quanto può essere utile un vostro vissuto per chi sta vivendo la stessa situazione e non aspetta altro che una soluzione, o di sentirsi meno solo. Raccontare in modo anonimo significa anche liberarsi dal peso di esperienze di cui non riesci a parlare faccia a faccia con nessuno, per paura di un giudizio. Sentitevi liberi anche di aggiungere consigli o richiedere suggerimenti. Ma vediamo nel particolare chi, cosa e come. Espandete ogni paragrafo cliccandoci sopra. A CHI mi rivolgo ? Teenagers Donne adulte Coppie alla ricerca di una gravidanza (Preconcepimento) Donne in Gravidanza Neomamme e Neopapà (sì anche i Neopapà) Donne in Perimenopausa e Menopausa Argomenti Teenagers: Sfera sessuale: richiesta di consigli e informazioni, o suggerimenti da dare; infezioni sessualmente trasmissibili avute o in corso; eventuali gravidanze e aborti volontari o spontanei. Educazione affettiva: richiesta di consigli; esperienze da condividere; primi amori; episodi di violenza. Problematiche del Ciclo mestruale Disagi emotivi e sociali PCOS Donne Adulte: Sfera sessuale (contraccezione, infezioni sessualmente trasmissibili; eventuali gravidanze e aborti volontari o spontanei). Ciclo mestruale HPV (Papilloma virus) PCOS Episodi di violenza Coppie in Preconcepimento come procede la ricerca della gravidanza eventuali problematiche il vostro percorso Donne in Gravidanza: stile di vita emozioni stato di salute psico-fisica corso preparto situazione familiare e sociale rapporto di coppia aspettative per il travaglio e il parto Neomamme e Neopapà Esperienza del travaglio e del parto il post-parto ( contatto pelle a pelle e avvio dell'allattamento al seno) proseguimento dell'allattamento coinvolgimento del neopapà durante il parto e nel post-parto esperienza nel punto nascita ed eventuale rilevazione di violenza ostetrica il rientro a casa cura del neonato (cordone ombelicale, accorgimenti per prevenire la SIDS o altri problemi al bambino) il vostro stato di salute e quello del bambino proseguimento dell’allattamento organizzazione familiare maternity blues o la vera e propria depressione post parto. l'intimità di coppia e il rapporto di coppia dopo la nascita del bambino svezzamento, com’è andato, il metodo utilizzato e se ci sono state difficoltà. Donne in Perimenopausa e Menopausa come procede il ciclo, o da quanto tempo non lo avete più sintomi e problematiche eventuali rimedi provati da consigliare come la vivete emotivamente Vi ho dato solo dei suggerimenti per focalizzare meglio sugli argomenti, ma sentitevi liberi di dire tutto quello che vi passa per la testa, anche considerazioni, suggerimenti e consigli. Inoltre, non per forza deve trattarsi di una storia legata al presente, se vi sentite di condividere situazioni vissute anche molto tempo fa, fatelo. Dove mi inviate i vostri contenuti Whatsapp : 3517472527 Email: serenatolomei@yahoo.it Sono i canali migliori, ma se preferite non fornire i vostri contatti personali, potete utilizzare le chat private dei social: Instagram Facebook Tik Tok Dove mi trovate sempre come @ostetricasere. Sulle bio di Instagram e Fb trovate il mio Linktree con i link diretti per ogni pagina. Anche da profili "improvvisati" Vorrei che fosse chiaro fin da subito, che io, in quanto Ostetrica, sono vincolata dal segreto professionale, oltre che dalla mia etica personale. Privacy Policy In che forma inviate i vostri contenuti Messaggio vocale pronto per essere pubblicato con la vostra voce In questo caso, se preferite, posso modificare la voce prima di pubblicarlo sul Podcast. Messaggio vocale improvvisato che trascriverò modificando dove occorre e con la vostra approvazione, e registrerò con la mia voce, raccontando in prima persona. Messaggio scritto già pronto che riporterò nei vari formati senza nessuna modifica. Messaggio scritto come bozza da sistemare, che adatterò per ogni formato, sempre con la vostra approvazione. Quindi in caso di modifiche sui contenuti, sarà mia premura inviare la bozza per avere la vostra approvazione prima di procedere alla pubblicazione. L'ANONIMATO come funziona? Come vi dicevo, la particolarità di questa rubrica è l'anonimato. Io sono vincolata dal segreto professionale, oltre che dalla mia etica, per cui non divulgherò mai la vostra identità. Ma vorrei che fosse chiaro fin da subito, che se userete i canali principali, Whatsapp e E-mail, io avrò un vostro contatto, che sia il numero di telefono o la mail ("Dove mi inviate i vostri contenuti"). Privacy Policy. Stessa cosa per le chat private dei canali social, conoscerò il vostro profilo, a meno che non ne usiate uno "improvvisato". Penso che la maggior parte di voi preferiranno non rivelare la propria identità nelle storie, ma se non avete difficoltà a far sapere chi siete, potete serenamente usare il vostro vero nome. In caso contrario, non dovete fare altro che pensare ad un NOME DI FANTASIA e comunicarmelo quando mi invierete la storia. Premetto che prima di pubblicare il vostro contenuto vi avviserò con un messaggio sul canale di comunicazione che avete scelto, ma avrete comunque bisogno di riconoscere il vostro racconto. Vi do qualche suggerimento per la scelta del nome inventato: Nomignolo : un nome che vi è sempre piaciuto; un' abbreviazione del vostro; il nome di un personaggio; ecc. Iniziale del nome + anno di nascita, e/o il luogo di provenienza Dove verranno pubblicate le vostre storie Prima di pubblicare la storia sarete avvisati. e vi invierò una bozza del contenuto, se avrete acconsentito alle eventuali modifiche. Le storie saranno pubblicate in 3 formati consecutivi. In ordine: Post sui Social: un carosello con la sintesi del vostro racconto che rimanderà alla storia completa sul Blog e sul Podcast (Controlla i post delle storie già pubblicate su Instagram) Articolo del Blog : lo stesso giorno sarà pubblicata la storia completa, scritta sul Blog di questo sito, nella categoria "Raccontami la tua Storia" Episodio del Podcast: Dopo 3 giorni registrerò la storia con la mia voce, o inserirò direttamente il vostro messaggio vocale, in base alla forma in cui mi avete inviato il contenuto ( "In che forma inviate i vostri contenuti") e diventerà un Episodio del Podcast "Pianeta Prevenzione". Se avete bisogno di altre informazioni, potete contattarmi anche sulla chat del sito, che trovate in basso a destra. Vi ringrazio in anticipo per la vostra partecipazione. Ogni storia è un fiore che sboccia nel nostro giardino e un petalo di consapevolezza per chi la ascolta" P.S. Partecipo anch'io alla rubrica. Ogni tanto vi regalo un pezzo della mia vita che spero possa essere d'aiuto a qualcuno🌸🩷
- La regola del "Tutto o Niente" del primo trimestre di gravidanza
Lascia che questo petalo di consapevolezza si posi su di te... Oggi scopriremo insieme la regola del "tutto o niente" del primo trimestre di gravidanza Forse non ne hai mai sentito parlare, o forse sì, ma senza comprenderne fino in fondo il significato Oggi finalmente conoscerai davvero come funziona e perché esiste la regola del "tutto o niente" del primo trimestre di gravidanza. Cosa si intende con "tutto o niente" ? La regola del "tutto o niente" del primo trimestre di gravidanza ( in inglese : all-or-nothing rule), si spega così: "tutto" sta per aborto spontaneo entro il terzo mese e "niente" che la gravidanza proseguirà e il feto non avrà riportato nessun danno dovuto l'esposizione a un agente teratogeno. Attenzione, però, perché anche in caso di aborto spontaneo dopo un'esposizione, non c'è certezza che l'aborto sia stato effettivamente provocato dall' agente teratogeno. I fattori possono essere molteplici e non è mai semplice stabilire una causa specifica. È sempre valida la regola del "tutto o niente"? Questa regola ha i suoi limiti e non è assoluta; può essere applicata fino alle prime 2 settimane che seguono il concepimento. Ricorda che il giorno del concepimento di solito coincide con quello dell'ovulazione, o al massimo avviene entro 24 ore. In un ciclo regolare, l'ovulazione si ha il 15 giorno contando dal primo giorno di mestruazione. Per cui le due settimane dopo il concepimento corrispondono alle due settimane dopo l'ovulazione, ossia alle settimane 3 e 4 contando dal primo giorno di mestruazione. Gli agenti teratogeni non sono solo i farmaci, ma la regola del "tutto o niente" è più facilmente applicabile e controllabile se abbiamo a che fare con l'assunzione di farmaci potenzialmente teratogeni, piuttosto che con l'esposizione a radiazioni o altro (leggi anche " i Teratogeni cosa sono?)". Perchè il limite delle 2 settimane? Prima di giungere nella cavità uterina, l'ovocita fecondato compie un viaggio all'interno della tuba, durante il quale inizia a moltiplicare le sue cellule per giungere a destinazione come blastocisti (lo stadio avanzato dell'ovocita fecondato), e inizia a prepararsi per l'annidamento nella parete uterina. Per capire il limite delle 2 settimane, devi fare conto che il viaggio nella tuba può durare da un minimo di 3 a un massimo di 6 giorni, e che, una volta nell'utero, completa l'annidamento entro il 10°-13° giorno. Subito dopo l'impianto la blastocisti inizierà ad essere in comunicazione con i tessuti materni, ma si tratta ancora di un insieme di cellule totipotenti, cioè non ancora differenziate a formare i vari organi. Ed è proprio il fatto che nelle prime due settimane le cellule sono totipotenti, che l'esposizione dell'embrione ad un agente teratogeno potrebbe provocare un aborto ("tutto"), o nessuna malformazione (" niente") dal momento che nessuna cellula è differenziata nella formazione di un organo specifico. Dalla seconda settimana in poi, inizia l'organogenesi in cui le cellule si differenziano a formatre i diversi organi, ed è questo il momento di maggire rischio di malformazioni causate dall'esposizione ad agenti teratogeni. Eccezioni alla regola Esistono molte sostanze con una lunghissima emivita (capaci di rimanere nel corpo per settimane), che possono permanere in circolo nel sangue e nei tesusuti materni fino al periodo dell'organogenesi e causare malformazioni. Ad esempio: Radiazioni ionizzanti (radiografie ad alte dosi). Farmaci citotossici o Chemioterapici. Alcol e droghe pesanti (soprattutto in consumo elevato). Agenti infettivi o tossici Alcune evidenze scientifiche su modelli animali hanno infatti rivelato che un'esposizione a dosaggio elevato (es. alcol ) durante la prima settimana, pur non causando un aborto, potrebbe alterare lo sviluppo cerebrale o causare ritardi di crescita. Concludendo La regola del "tutto o niente" è dettata da evidenze scientifiche , ma non ha valore assoluto ed è vincolata da limiti specifici. È applicabile alle primissime 2 settimane dopo il concepimento, quasi come periodo "bonus natura " per salvaguardare l'integrità della gravidanza, quando ancora la futura madre è inconsapevole di essere incinta. Ma non va assolutamente interpretata come un permesso speciale nell'assunzione di sostanze potenzialmente nocive per l'embrione. L'esistenza di questa regola ha, però, un grande vantaggio, quello di non dover ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza per paura di conseguenze sul bambino dopo l'esposizione a un teratogeno nelle prime due settimane di gravidanza. Fonti: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22807395/#:~:text=Affiliation,Animals https://www.seslhd.health.nsw.gov.au/royal-hospital-for-women/services-clinics/directory/mothersafe/pregnancy#:~:text=All%20or%20none%20period%20The,risk%20time%20for%20birth%20defects.
- "Violenza Ostetrica" La storia di Nany
Ogni storia è un fiore che sboccia nel nostro giardino e un petalo di consapevolezza per chi la ascolta" Ti do il benvenuto nella rubrica 'Raccontami la tua Storia'. Qui condivido le storie di chiunque voglia raccontare le proprie esperienze in modo anonimo. I nomi sono inventati, ma le storie sono reali. E tu hai già pensato al tuo nome di fantasia? Puoi ascoltare le storie sul Podcast "Pianeta Prevenzione" , qui sul sito e su tutte le piattaforme di ascolto . Oggi diamo voce a Nany, che ci racconta in prima persona l'esperienza traumatica della violenza ostetrica subita durante il travaglio e il parto, della sua prima gravidanza. La violenza ostetrica è spesso minimizzata o non riconosciuta perché c'è una tendenza a considerare normali certi comportamenti del personale sanitario, che frequentemente vengono accettati come parte dell'evento. Il racconto di Nany può essere di aiuto per focalizzare a mente lucida sugli atteggiamenti anomali del personale sanitario. Ecco la storia di Nany, raccontata da lei stessa in prima persona "Vorrei iniziare il mio racconto con una riflessione:Si parla spesso di “violenza ostetrica”, ma secondo me è una definizione imprecisa e riduttiva. In realtà, dovremmo chiamarla in un altro modo, perché la violenza che noi neomamme subiamo in un momento tanto delicato della nostra vita non arriva solo dalle ostetriche. La subiamo anche (e a volte soprattutto) dai ginecologi, dai medici di reparto, dalle infermiere, dagli anestesisti, dalle puericultrici. È una violenza che può essere fisica, psicologica, emotiva. È una violenza sistemica, che coinvolge più comparti e figure sanitarie, e che spesso ci lascia sole, spaventate, disorientate. È importante allargare lo sguardo e riconoscere l’intero sistema che, invece di prendersi cura di noi, ci ferisce proprio nel momento in cui siamo più vulnerabili. Io credo di aver subito una forma di violenza ostetrica, dal momento in cui sono arrivata in ospedale fino a quando ne sono uscita. Sono entrata in ospedale per un controllo, dovevo fare un monitoraggio. Dopo il monitoraggio ci siamo accorti che la bambina era diventata tachicardica, e io non la sentivo muoversi da alcune ore. A quel punto hanno deciso di ricoverarmi. Da lì sono iniziate le induzioni, che sono andate avanti per quattro giorni. Sono partiti con la fettuccia. Ho chiesto spiegazioni su cosa fosse, come funzionasse e cosa avrebbe comportato, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Poi sono passati alle prostaglandine. L'applicazione avveniva ogni quattro, forse cinque ore. Ricordo bene che, già dopo dieci minuti dalla prima somministrazione, ho iniziato a sentire un bruciore fortissimo. Ho chiamato l’infermiera, che a sua volta ha chiamato l’ostetrica. Ho cominciato a fare domande, a chiedere se fosse normale, perché sono un soggetto allergico, con diverse allergie a numerosi farmaci. Ero preoccupata che stessi avendo una reazione avversa. Ma mi hanno detto che era tutto normale, che era normale sentirsi bruciare.... Successivamente mi è stata somministrata l’ossitocina, e da quel momento sono iniziate le contrazioni vere e proprie, molto forti. Io ritengo di aver subito, in questa fase, una forma di violenza ostetrica, esclusivamente perché nessuno rispondeva alle mie domande. Mi è stato imposto di restare sdraiata, ferma, immobile a letto. Non mi era permesso alzarmi. Ma per me, la violenza ostetrica non si è fermata lì. È continuata. Durante il travaglio, in sala parto, ho avuto accanto un’ostetrica meravigliosa: molto paziente, dolce, disponibile. Ammetto che da quel punto di vista sono stata fortunata. Mi è stata vicina per tutto il tempo, ha cercato di rassicurarmi, ricordo che mi faceva dei massaggi e mi ha sempre lasciato scegliere la posizione che ritenevo più adatta per me, sia durante il travaglio che durante il parto. Il problema è sorto quando è arrivata la ginecologa di turno. Entrata in sala travaglio ecco un'altra forma di violenza che ho subito, quella di dover praticamente pregare la ginecologa perché contattasse l’anestesista per farmi l’epidurale. N.B. L’ospedale dove ho partorito offriva la possibilità di fare l’epidurale, e io mi ero preparata con largo anticipo: avevo fatto tutte le visite necessarie, consegnato tutta la documentazione, seguendo scrupolosamente le indicazioni ricevute. Mi era stato detto chiaramente: “Signora, basta che alzi la mano e la richiede, e subito le verrà fatta.”. E invece no. Ho dovuto insistere, insistere tanto Non perché non ci fossero le condizioni mediche — ero dilatata solo di 3 cm, quindi perfettamente in tempo per riceverla — ma per una questione che ancora oggi non riesco a spiegarmi. La ginecologa continuava a ripetermi frasi del tipo: “Ma dai, sei così giovane, non riesci a sopportarlo? Non è così doloroso il parto…Sei arrivata fin qui, i primi centimetri sono i più difficili, poi è tutto in discesa. Non ti serve l’epidurale. È più il tempo che ci vuole a chiamare l’anestesista che il sollievo che ti darà" Alla fine sono riuscita a convincerla, ed è stata fatta la prima dose di epidurale. Peccato però che non mi abbiano spiegato che ne sarebbe servita una seconda. Secondo loro, avrei dovuto ricordarmi da sola — io, in travaglio attivo, sudata, stremata, con le contrazioni continue, in una stanza calda, mio marito che cercava di aiutarmi porgendomi l’acqua e l’ostetrica che provava a starmi vicino — dovevo ricordarmi io che dopo un’ora e mezza o due avrei dovuto chiedere un’altra dose. Mi è sembrato assurdo. E ingiusto. Durante il travaglio la ginecologa è entrata in sala, ha fatto uscire mio marito — lo ha praticamente obbligato a lasciare la stanza Poi, mentre mi visitava, mi ha detto: "Signora, adesso sentirà un pizzicore"... E invece, improvvisamente, ho sentito tutto il corpo bagnato, un senso di perdita fortissimo. Ho alzato la testa e ho visto tantissimo sangue. Mi sono spaventata. Ho cominciato a urlare, perché non capivo cosa stesse succedendo, nessuno mi aveva spiegato nulla. La ginecologa ha guardato l’ostetrica e le ha detto: “La signora deve partorire immediatamente, la bambina sta entrando in sofferenza.”I o ho urlato ancora, ma questa volta dalla rabbia, dalla paura, dal totale disorientamento. Da lì è iniziato tutto a succedere molto in fretta. L’ostetrica è corsa a chiamare mio marito e mi ha detto: “Come ti vuoi mettere per partorire? Vuoi la posizione classica? La sedia?” Ero talmente sconvolta che ho risposto d’istinto: la posizione classica. E così mi sono ritrovata lì, a spingere. Ma non ci riuscivo. Ero esausta, distrutta fisicamente, e mentalmente ero nel panico più totale. L’ostetrica se n’è accorta, ha capito che ero molto provata. Così ha richiamato la ginecologa. Lei è tornata, ha guardato mio marito e gli ha detto di uscire di nuovo. Poi mi ha guardata e ha detto: “Al mio tre spinge.” Ho spinto. Ma al suo “tre”, invece di aiutarmi con la voce o con il supporto, mi è salita sopra con tutto il corpo, premendo con forza sulla pancia per far uscire la bambina. Io ho urlato! Mi sono arrabbiata. Ero terrorizzata: temevo avesse fatto male alla mia bambina. Mio marito, sentendo le urla, è entrato di nuovo. L’ha vista sopra di me, si è arrabbiato anche lui. Non capiva cosa stesse succedendo. Solo quando ha visto che la bambina stava uscendo si è tranquillizzato un po’. La ginecologa se n’è andata poco dopo: era arrivato il cambio turno. Ha lasciato l’ostetrica da sola, che ha portato avanti il resto del parto. Poco dopo è nata mia figlia Il primo vero contatto con mia figlia sarebbe dovuto essere un momento indimenticabile, pieno d'amore. E lo è stato — ma non nel modo in cui avrei voluto. Quando è nata, me l’hanno appoggiata sul petto per il contatto pelle a pelle. Mio marito era accanto a me e mi diceva: "È nata, è la nostra principessa!" Ma io non riuscivo a rilassarmi. Non riuscivo nemmeno a respirare bene. Perché mia figlia era bluastra, non piangeva, e le ostetriche e la ginecologa si scambiavano sguardi preoccupati, parlavano sottovoce tra loro. Me l’hanno messa sul petto a pancia in su, ed è stato subito chiaro che qualcosa non andava. Dopo pochi secondi hanno iniziato la rianimazione. Non so quanto tempo sia passato, ma per me è sembrata un’eternità. Alla fine ha fatto un respiro. Il suo primo respiro. Nel frattempo io espellevo la placenta, mentre il personale faceva i controlli per assicurarsi che non ci fossero danni dovuti al parto. Dicevano che era tutto “nella norma”, ma per me, nulla di tutto ciò lo era. È stato un momento traumatico. Un trauma che mi porto dentro ancora oggi. Quella paura, quella sensazione di poter perdere mia figlia proprio nel momento in cui l’ho stretta per la prima volta, ha segnato qualcosa di profondo. Ha segnato il modo in cui oggi vivo la maternità, il modo in cui mi prendo cura di lei, il legame che abbiamo. Da quel giorno, ogni volta che lei sta male o piange, dentro di me si riaccende quella paura. Quella scena non riesco a dimenticarla. Il primo ricordo che ho di mia figlia non è stato gioia — è stata paura. E credo che tante cose si sarebbero potute evitare. La violenza — quella che definirei sistemica — non è finita con il parto. Anzi, è continuata nei momenti successivi, quelli in cui avrei dovuto iniziare a vivere l’inizio del legame con mia figlia con serenità. Avevo partorito alle sei del pomeriggio. Qualche ora dopo, ho chiesto a un'infermiera se potesse rimuovermi l’ago dell’accesso venoso, perché durante il parto si era spostato e avevo metà ago fuoriuscito dal braccio. Mi faceva male, era fastidioso, e soprattutto non riuscivo a prendere in braccio mia figlia con entrambe le mani. La risposta che ho ricevuto è stata glaciale: “Signora, questa non è un’emergenza. Siamo sotto organico, non posso aiutarla.” Io ho cercato di spiegare: “Capisco perfettamente la situazione, ma non riesco a prenderla in braccio con una mano sola. E se uso l’altro braccio, rischio di spezzare l’ago.” Ma nulla. Nessuno è venuto. Nessuno ha fatto nulla. Sono venuti solo la mattina dopo, alle dieci. Solo allora si sono ricordati di rimuovere l’ago, dopo tutta una notte in cui ho dovuto chiedere a mio marito di aiutarmi in tutto. Finché è potuto rimanere, lo ha fatto. Ma quando lo hanno fatto uscire, sono rimasta sola a dover chiedere aiuto continuamente, In un ospedale dove avrei dovuto sentirmi sicura, protetta, accompagnata." Grazie a Nany, che con il suo contributo ha arricchito la rubrica "Raccontami la tua storia" Ti piacerebbe che venisse pubblicata anche la tua storia? Scopri come fare qui → "Raccontami la tua storia: cos'è e come funziona" o chiedimi info sulla Chat del sito o uno dei miei Contatti Tutte le storie sono ascoltabili sul Podcast "Pianeta Prevenzione" , lo trovi qui sul sito e su tutte le piattaforme di ascolto Cerca "Violenza Ostetrica- La storia di Nany" Sai che leggerò i vostri commenti sul Podcast? Lascia il tuo qua sotto o sotto l’episodio del Podcast.
- “Il Contatto Pelle a Pelle (o Skin-to-Skin)”
N.B. Questi articoli sono tratti dai testi che utilizzo nel Podcast "Pianeta Prevenzione" . La sigla " B " sta per "Bloom" , il personaggio che rappresenta la "Podcastronave" di Ostetrica Sere. C'è una sorta di dialogo fra Ostetrica Sere e Bloom. Ascoltando il Podcast capirete cosa intendo. Se volete potete leggere e ascoltare allo stesso tempo. Ascolta anche l'Episodio sul Podcast "Pianeta Prevenzione" Paese Bonding" Ciao Bloom! B : Ciao Ostetrica Sere, dove andiamo? Oggi faremo la nostra prima gita con le abitanti del pianeta Neomamme nel paese Bonding. B : Ricevuto. Podcastronave pronta alla partenza Sai Bloom, il paese Bonding è un luogo magico B : Davvero? Sì. Tra poco capirai perchè B : Destinazione raggiunta Bentrovate neomamme, come state oggi? Pronte per visitare uno dei paesi più coccolosi di questo pianeta? Forza salite sulla Podcastronave.! Il primo paese da visitare appena arrivate sul pianeta Neomamme è Bonding, Sere forse non tutte conoscono la parola "bonding" Hai ragione. Per chi non lo sapesse, "bonding" è una parola inglese e significa legame. Parlo di quel legame magico che si è creato tra voi e il vostro bambino a partire, pensate un po’, dal momento in cui avete iniziato a desiderarlo e a cercarlo insieme al vostro compagno. Improvvisamente siete passati da coppia di fidanzatini a coppia genitoriale, quindi anche il legame con il padre del futuro bambino è iniziato a cambiare. Durante la gravidanza il bonding si è consolidato sempre di più perché il bambino è diventato reale, ma sul pianeta Neomamme è molto diverso, perché qui potete guardare negli occhi e toccare il vostro bambino. Qualcuna sa dirmi qual’è la prima pratica che viene messa in atto appena il bambino nasce? Il taglio del cordone? Sbagliato! Questo accadeva più o meno 20 anni fa. Ora il cordone può attendere, perché la priorità assoluta se l’è aggiudicata un’altra pratica: il contatto pelle a pelle, o skin to skin. Ma perchè il contatto pelle a pelle o skin to skin è meglio metterlo in pratica subito dopo la nascita? Avete mai visto una bambino nascere vestito? io no. B : Ostetrica Sere perchè allora si dice nato con la camicia? No Bloom non si intende una camicia di stoffa. B. : Ah no? O.S. : No, è un’altra cosa, ora non c’è tempo di spiegare, ma dopo lo scrivo sulla pagina PAGINA DELLE CURIOSITA' sul sito ; puoi andare a leggerlo lì, è molto interessante B : Ok. Ah neomamme potete andare anche voi se siete curiose. Dicevamo che i neonati nascono naturalmente nudi e anche voi neomamme non portavate un cappotto mentre il bambino veniva al mondo, quindi risulta molto naturale pensare ad un contatto pelle a pelle tra mamma e figlio immediatamente dopo la nascita. Immaginate che vita ha fatto il vostro neonato per circa 9 mesi? E’ cresciuto immerso in un liquido sempre alla giusta temperatura in un ambiente ovattato dove i rumori esterni erano quasi impercettibili e gli unici suoni che lo rassicuravano erano il battito del vostro cuore e la vostra voce, e anche quella del papà. Ecco ora immaginatelo uscire da quell’ambiente per ritrovarsi all’asciutto, fra rumori e voci mai sentiti così forti. Cosa potrebbe farlo sentire ancora al sicuro? Esatto, il vostro contatto, il calore e il battito del vostro cuore. Quale soluzione migliore del pelle a pelle per ridurre al minimo il trauma della nascita del vostro bambino? Il contatto con voi gli permette di normalizzare e rendere stabili: il battito cardiaco, la respirazione, il livello di zuccheri nel sangue e la temperatura. Eh ma non è finita qui. Il contatto con la vostra pelle gli permette di familiarizzare con i vostri batteri e sviluppare il suo personale microbiota. E non meno importante, il legame con il vostro bambino si rafforzerà sempre di più e tutto questo stimolerà molto più rapidamente anche la produzione di latte. Non sapevate di avere tutti questi superpoteri eh mammine?! Appena il bambino viene al mondo è già in grado di recepire stimoli tattili, visivi, uditivi e olfattivi Lo so a vederlo non sembrerebbe, e invece è così; anzi nei primi minuti dalla nascita è all’apice del livello istintivo per andare alla ricerca del seno da solo e per farlo attiva ben venti riflessi neonatali primitivi. E’ la sua prima missione per la sopravvivenza. Sapete come viene chiamata questa impresa in inglese? “Breast Crawl”, che significa letteralmente arrampicata verso il seno. E proprio per poter sfruttare questo picco di sensorialità del neonato il primo contatto pelle a pelle dovrebbe avvenire immediatamente dopo la nascita, quando è possibile, per tutti i motivi che vi ho detto e anche per avviare più rapidamente l’allattamento e nel modo più spontaneo possibile, facendovi prendere coscienza di quanto il vostro bambino sia già competente e di quanto lo siete anche voi nel vostro istinto di mamme. Un’altra curiosità, mammine curiose? l’odore del colostro è molto simile a quello del liquido amniotico! Lo sapevate? Infatti al neonato vengono asciugate solo la testa e il tronco appena esce, per evitare la dispersione di calore, ma mai le manine, perché sono una guida verso il seno e gli permettono di continuare a sentire gli odori familiari quando stropiccerà per benino il vostro seno per la prima volta. Il primo contatto pelle a pelle , quello che si pratica subito dopo la nascita dovrebbe andare avanti indisturbato e durare almeno un’ora, dopo che il neonato ha ricevuto tutte le cure , è stato pesato ecc. e se voi non vi sentite a disagio e avete la privacy che richiedete. So cosa vi state chiedendo. “E se il bambino non si attacca subito e nemmeno nell’arco di quell’ora?” Nessun problema! Vi risulta che i neonati siano tutti uguali? Il vostro bambino è libero di decidere di non attaccarsi, magari vuole solo dormire, o magari è sazio perché l’ultima cosa che avete mangiato era una bella carbonara’... B : Sta scherzando Ma veramente... B : ehm ehm Ok Era solo per tranquillizzarvi sul primo attacco, che non deve per forza avvenire in quell’ora. Il pelle a pelle è molto di più Rafforza più rapidamente il vostro legame magico, il bonding. Il solo contatto con la pelle del vostro bambino fa scatenare ormoni che vengono definiti , guarda un po’ che coincidenza, ormoni dell’attaccamento emotivo, fra cui i principali sono, prendete nota, la prolattina e l’ossitocina, che poi sono gli stessi ormoni utili alla produzione di latte. E quando il neonato si attacca, la suzione favorisce ulteriormente la produzione di quegli stessi ormoni. E’ una spettacolare catena di eventi, Direi che non c’è nessuna controindicazione allo skin to skin, che dite? B : Ostetrica sere, l’ossitocina non è utile anche a qualcos’altro? Sì giusto Bloom, l’ossitocina è utile a un altro paio di cose: la prima è che velocizza il processo di involuzione uterina, ossia scatena quelle simpaticone di contrazioni facendo in modo che il vostro utero torni alle dimensioni originarie e la seconda è che riduce l’emorragia post-partum. Per finire, vorrei sottolineare una cosa importantissima. In questa pratica è opportuno coinvolgere sempre anche la figura paterna. Anche il Neopapà, infatti, può sperimentare, se lo desidera, lo skin to skin con il proprio figlio, in modo da rafforzare anche lui il legame con il bambino, così da sentirsi coinvolto giustamente nel suo ruolo di padre fin da subito, visto che finora avete fatto tutto voi. E ora che avete acquisito la conoscenza di tutti i segreti del contatto pelle a pelle, avrete anche capito che potete praticare lo skin to skin anche a casa, quando volete e soprattutto se lo richiedete. Potete assumere qualunque posizione vogliate, non c’è una regola , potete stare sdraiate sulla schiena, su un fianco, sedute, L’unica "direttiva" è che la vostra pelle dev’essere in contatto con quella del bambino, potete però mettere una copertina o un lenzuolino sulla schiena del vostro piccoletto, Se la sua testina è appoggiata sul vostro petto potrà sentire anche il battito del vostro cuore e vedrete che sarà ancora più rilassato da quel suono ritmico e familiare che lo ha accompagnato per tutta la gravidanza, perchè lo faceva sentire al sicuro. Vi do un suggerimento: soprattutto se siete da sole, prima di sistemarvi ricordate di tenere a portata di mano qualsiasi cosa pensate possa servire durante il pelle a pelle in modo da non dovervi alzare, dal cellulare, anche se sarebbe meglio tenerlo lontano, il telecomando della tv, fazzoletti, qualche snack. Ma potreste anche voler concentrare tutta la vostra attenzione sulle sensazioni che state provando, o magari potreste addormentarvi, per questo assicuratevi che la posizione sia sicura per il bambino. Allora neomammine, vi lascio nel paese Bonding a godervi il vostro pelle a pelle e torno a prendervi venerdì per visitare il prossimo paese: Milky, il paese dell’allattamento. VI ricordo che non siete sole, avete il mio contatto interstellare nella descrizione che potete utilizzare non solo per chiarire qualsiasi dubbio , ma anche per raccontarmi la vostra storia e come vi state trovando in questo pianeta tutto nuovo. Messaggi vocali o scritti, come volete e vi chiederò se posso inserirli nei prossimi episodi o devono restare privati. Seguite anche la pagina Instagram @ostetricasere Vi ringrazio per aver viaggiato sulla podcastronave e vi aspetto al prossimo viaggio. Forza Bloom torniamo su Cherry Blossom. B : Ricevuto. Per qualunque domanda o consulenza contattami su Whatsapp. Ascolta anche l'Episodio del Podcast
- L' attacco corretto come capirlo nell'Allattamento al seno
N.B. Questo articolo è tratto dal testo dell'episodio "L'attacco corretto" del Podcast "Pianeta Prevenzione" La sigla " B " sta per "Bloom" , il personaggio che rappresenta la "Podcastronave" di Ostetrica Sere. C'è una sorta di dialogo fra Ostetrica Sere e Bloom. Potete leggere e ascoltare allo stesso tempo. Ascolta anche l'Episodio "L'attacco corretto" sul Podcast " (in uscita il 1° Maggio 2026) Paese Allattamento B : Ciao Ostetrica Sere dove andiamo oggi? Oggi andiamo a riprendere le mammine dal paese Bonding e le portiamo nel paese Milky, il paese dell’allattamento. B : Perfetto! Podcastronave pronta alla partenza! Sai Bloom alcune mamme adorano l’allattamento al seno; altre invece credono che non sia così importante nutrire il bambino con il latte materno ; e altre ancora hanno paura di non avere abbastanza latte per sfamare il proprio bambino e iniziano a nutrirlo con i sostituti del latte materno e pian piano smettono di allattare. B : Oh che peccato! Possiamo fare qualcosa? Noi, nel nostro piccolo possiamo svelare loro tutti i segreti dell’allattamento e aiutarle a capirne l’importanza. Vedrai che con le nostre gite guidate, guarderanno Milky con occhi diversi. B : Lo spero proprio, per loro e per il loro bambino. Destinazione raggiunta. Bentrovate mammine, allora com’è andata con lo skin to skin nel paese Bonding? Oggi finalmente visiteremo il paese più nutriente, Milky, il paese dell’allattamento. B : Partenza! (atterraggio) Eccoci qua vi presento Milky, è piuttosto grande e lo visiteremo un po’ alla volta in diversi viaggi. Guardate là, quella è la fabbrica del latte materno, lì scopriremo tutti i segreti del vostro latte. Non avete idea di quanto sia intelligente! Non io, il latte materno. Quello invece è il palazzo delle posizioni, dove potrete sperimentare le diverse posizioni per allattare. Ma facciamo un passo alla volta, oggi vi porto in quel salone laggiù...Bloom com’era quel proverbio che se inizi bene sei a metà? B : Chi ben comincia è a metà dell’opera! Ecco sì, grazie. Iniziare bene una poppata significa facilitare le cose a voi e al vostro piccoletto affamato. Per questo stiamo per entrare nel salone dell’attacco corretto. Bloom atterra pure qui grazie. B : Ricevuto L’attacco è il primo passo per una poppata nutriente per il bambino e non fastidiosa, o dolorosa, per voi. Ma come vi accorgete se l’attacco è corretto? Prima di tutto un attacco corretto è un attacco profondo; quindi il vostro bambino non dovrà attaccarsi solo al capezzolo, che è la parte sporgente, ma dovrà avere in bocca anche l’areola, quella parte scura che circonda il capezzolo, altrimenti il bambino non riuscirà a nutrirsi come si deve e voi rischiate che si formino delle microlesioni sul capezzolo, oltre a provare un dolore lancinante. E volete sapere una cosa? Non è normale provare dolore al capezzolo mentre si allatta. Se succede l’attacco non è corretto. L’importante è accorgersene e modificare l’attacco in modo giusto. Dicevamo che il bambino deve attaccarsi profondamente. Ma come si fa a guidarlo perché lo faccia? Per prima cosa, assicuratevi che la prima parte del suo visino ad avvicinarsi al seno sia il mento, in modo che si appoggi al di sotto dell’areola; il collo del bambino dev’essere esteso leggermente all’indietro dopodiché la sua bella bocchina spalancata potrà ricevere sia il capezzolo che una porzione di areola. Fate in modo che il capezzolo punti verso il palato del bambino e che il labbro inferiore sia estroflesso, cioè all’infuori. Non deve risucchiarlo; A questo punto l’immagine che avete davanti è quella della bocchina che circonda l’areola e la porzione di areola più visibile è quella dalla parte del labbro superiore e assicuratevi che il nasino sia libero per respirare bene. Ma non basta solo osservare, bisogna anche ascoltare...ascoltare quello che succede all’interno della bocchina. Se tendete l’orecchio sentirete il suono tipico della suzione seguito da quello della deglutizione. L’attacco corretto abbiamo detto che dev’essere funzionale ad una suzione che risulti davvero nutritiva . Per questo ci deve essere un certo ritmo tra la suzione e la deglutizione. Il rapporto giusto tra suzione e deglutizione dev’essere di 1 : 1 (al massimo 2 : 1 ); vale a dire una suzione e una deglutizione, oppure 2 suzioni e una deglutizione Se dovesse essere di 3 : 1 cioè di 3 suzioni e una deglutizione, quindi con un movimento rapido e superficiale), quell’attacco non sarebbe nutritivo. Con un po’ di pratica vedrete che riuscirete a capire bene quando la suzione è davvero nutritiva. L’attacco corretto è funzionale ad una suzione che risulti davvero nutritiva per il neonato, e allo stesso tempo salvaguarda l’integrità del capezzolo e previene i conseguenti problemi al seno. Ascolta anche l'Episodio "L'attacco corretto" sul Podcast " (in uscita il 1° Maggio 2026) Per qualunque domanda o consulenza contattami su Whatsapp, o vai alla pagina Contatti e scegli il metodo che preferisci.
- Acido folico preconcezionale: un alleato prima della gravidanza
Quando si parla di prepararsi a diventare mamme, spesso si pensa a mille cose: visite mediche, cambiamenti nello stile di vita, emozioni a fior di pelle... Ma c’è un piccolo grande alleato che non va mai sottovalutato: l’acido folico. Sì, proprio lui! Quel nutriente che può fare la differenza ancor prima che il test di gravidanza dia il suo verdetto. Ti sei mai chiesta perché è così importante? O come prenderlo nel modo giusto? Oggi ti racconto tutto quello che devi sapere sull’acido folico pre-concezionale e perché è un vero e proprio amico della tua salute e di quella del tuo futuro bambino. Perché l’acido folico preconcezionale è così importante? Partiamo dal principio: l’acido folico è una vitamina del gruppo B, fondamentale per la sintesi del DNA e per la crescita cellulare. Ma non è solo questo! Quando stai pensando di avere un bambino, il tuo corpo ha bisogno di un supporto extra per garantire che tutto vada per il meglio fin dai primissimi giorni. Sai che il tubo neurale, la struttura da cui si sviluppa il cervello e il midollo spinale del bambino, si forma nelle prime settimane di gravidanza? Spesso, però, in quel periodo potresti ancora non sapere di essere incinta. Ecco perché è fondamentale assumere l’acido folico prima del concepimento: per ridurre il rischio di difetti del tubo neurale, come la spina bifida. Non è un caso che gli esperti raccomandino di iniziare a prenderlo almeno un mese prima di cercare una gravidanza e di continuare per tutto il primo trimestre. È un gesto semplice, ma di grande impatto! Come assumere l’acido folico preconcezionale: consigli pratici Ora che sai quanto è importante, ti starai chiedendo: come faccio a prenderlo nel modo giusto? Ecco qualche dritta che ti sarà utile: Consulta sempre il tuo medico : ogni corpo è diverso, e il dosaggio può variare in base alle tue esigenze personali. Integratori o alimenti? L’acido folico si trova naturalmente in molti cibi, come verdure a foglia verde, legumi, agrumi e cereali integrali. Però, per raggiungere la quantità raccomandata, spesso è necessario un integratore. Non aspettare troppo: inizia a prenderlo almeno un mese prima di provare a concepire. Non superare la dose consigliata: più non significa meglio! Segui sempre le indicazioni dello specialista. Ricorda di prenderlo ogni giorno: la costanza è la chiave per ottenere i benefici. Imposta un promemoria e assumilo possibilmente al mattino a stomaco vuoto per assimilarlo al meglio. La forma attiva è la migliore: l'acido folico nella sua forma attiva è più facilmente assimilabile, ed è quella che si trova negli alimenti; ma viene prodotto anche come integratore. (Cosa significa?Approfondisci qui) Ti sembra complicato? In realtà è un piccolo gesto quotidiano che può fare una grande differenza. E poi, pensa a quanto ti sentirai più serena sapendo di aver fatto tutto il possibile per il tuo benessere e quello del tuo bambino. A cosa serve l'acido folico se non sei incinta? Forse ti starai chiedendo: “Ma se non sto cercando una gravidanza, perché dovrei preoccuparmi dell’acido folico?” Ottima domanda! L’acido folico non è importante solo per chi vuole diventare mamma. Ha un ruolo fondamentale anche per la salute di tutte le donne, a prescindere dall’età o dai progetti futuri. Ecco qualche motivo per cui vale la pena prestare attenzione a questo nutriente: Supporta la produzione di globuli rossi: aiuta a prevenire l’anemia, che può causare stanchezza e debolezza. Favorisce la salute del sistema nervoso: è coinvolto nella sintesi di neurotrasmettitori, quindi contribuisce al benessere mentale. Aiuta a mantenere la pelle, i capelli e le unghie in salute: un piccolo aiuto per sentirti sempre al meglio. Può ridurre il rischio di alcune malattie cardiovascolari: grazie al suo ruolo nel metabolismo dell’omocisteina, un aminoacido che, se in eccesso, può danneggiare i vasi sanguigni. Insomma, l’acido folico è un vero e proprio alleato per la tua salute quotidiana. Non solo un “vitamina da gravidanza”, ma un supporto prezioso in ogni fase della vita. Quali sono le fonti naturali di acido folico? Se ti piace l’idea di assumere l’acido folico anche attraverso l’alimentazione, sei nel posto giusto! Ecco una lista di cibi ricchi di questa vitamina, facili da inserire nella tua dieta quotidiana: Verdure a foglia verde: spinaci, bietole, lattuga, cavolo riccio. Legumi: lenticchie, ceci, fagioli, piselli. Agrumi: arance, pompelmi, limoni. Frutta secca: noci, mandorle. Cereali integrali: pane integrale, riso integrale, avena. Avocado: un frutto cremoso e ricco di nutrienti. Ti consiglio di variare il più possibile, così da garantire un apporto equilibrato non solo di acido folico, ma anche di tante altre vitamine e minerali. E ricorda: la cottura può ridurre la quantità di acido folico nei cibi, quindi preferisci metodi delicati come la cottura a vapore o il consumo a crudo quando possibile. Come integrare l’acido folico nella tua routine quotidiana Integrare l’acido folico nella tua vita non deve essere un peso. Anzi, può diventare un momento di cura e attenzione verso te stessa. Ecco qualche idea per farlo con semplicità: Imposta un promemoria sul telefono: così non dimentichi mai di prendere l’integratore. Assumilo sempre alla stessa ora: magari insieme a una colazione o un pasto, per creare un’abitudine. Parlane con chi ti sta vicino: condividere il tuo percorso può aiutarti a sentirti supportata. Scegli alimenti ricchi di acido folico per i tuoi pasti: una bella insalata di spinaci o una zuppa di legumi possono diventare i tuoi alleati. Tieniti informata: leggere, chiedere e confrontarti con professionisti ti aiuterà a sentirti più sicura e consapevole. Ricorda, ogni piccolo gesto conta. E tu meriti di sentirti al meglio, in ogni fase della tua vita. Un piccolo gesto, un grande passo verso il futuro Prendersi cura di sé è il primo passo per prendersi cura di chi verrà. L’acido folico prima della gravidanza è un esempio perfetto di come un’attenzione semplice e quotidiana possa fare la differenza. Non serve aspettare il momento esatto del concepimento per iniziare a pensare al benessere tuo e del tuo bambino. Se stai pensando a una gravidanza, o semplicemente vuoi migliorare la tua salute, considera l’acido folico come un piccolo grande alleato. E se hai dubbi o domande, non esitare a rivolgerti a un professionista: un’ostetrica, un medico, una nutrizionista possono accompagnarti in questo percorso con competenza e calore. La tua salute è preziosa. E ogni passo che fai per proteggerla è un passo verso un futuro più sereno e luminoso. Per approfondire ascolta l'episodio "Acido folico :gioca d'anticipo" o leggi il post sul Blog
- Rimedi nausea gravidanza: come affrontare la nausea in gravidanza con serenità
Lascia che questo petalo di consapevolezza si posi su di te... Oggi scopriremo insieme i rimedi per affrontare la nausea in gravidanza con serenità Una tazza di tisana allo zenzero La nausea in gravidanza è una compagna di viaggio molto comune, ma non per questo meno fastidiosa. Ti capita di sentirti stanca, con lo stomaco sottosopra e quella voglia di scappare via dal cibo? Tranquilla, non sei sola! In questo articolo voglio condividere con te tanti rimedi pratici e semplici per affrontare la nausea in gravidanza senza stress. Perché sì, si può vivere questo momento con un sorriso, anche quando lo stomaco fa i capricci! Rimedi nausea gravidanza: cosa funziona davvero? La nausea in gravidanza può arrivare all’improvviso e farti sentire sopraffatta. Ma sai che ci sono tanti piccoli trucchi che possono aiutarti a stare meglio? Ecco qualche consiglio che potrebbe fare al caso tuo: Mangia poco e spesso: evita di restare a stomaco vuoto, perché la fame può peggiorare la nausea. Prova a fare piccoli spuntini ogni 2-3 ore. Scegli cibi leggeri e secchi: cracker, pane tostato, riso bianco sono ottimi per calmare lo stomaco. Bevi lentamente: l’acqua è fondamentale, ma sorseggiala piano, magari a temperatura ambiente o leggermente fresca. Zenzero, il tuo alleato naturale: tisane, caramelle o biscotti allo zenzero possono aiutare a ridurre la sensazione di nausea. Evita odori forti: profumi intensi, cibi speziati o fritti possono scatenare la nausea, quindi cerca di stare in ambienti ben ventilati. Riposa quando puoi: la stanchezza amplifica la nausea, quindi concediti pause e momenti di relax. Questi sono solo alcuni dei rimedi più efficaci, ma ricorda che ogni corpo è diverso. Se vuoi approfondire, ti consiglio di leggere anche "Nausea in Gravidanza: tips" per scoprire altre strategie utili. Perché la nausea in gravidanza è così comune? Ti sei mai chiesta perché la nausea è così frequente durante la gravidanza? Non è solo una scocciatura, ma un segnale del tuo corpo che sta cambiando. Durante i primi mesi, il livello di ormoni come la gonadotropina corionica umana (hCG) e gli estrogeni aumenta rapidamente. Questi ormoni influenzano il sistema digestivo e il centro del vomito nel cervello, causando quella fastidiosa sensazione di nausea. Inoltre, il senso dell’olfatto si fa più sensibile e alcuni odori che prima non ti davano fastidio ora possono risultare insopportabili. È un mix di fattori che, anche se spiacevole, è del tutto normale e temporaneo. Quali sono le settimane peggiori per la nausea in gravidanza? La nausea in gravidanza tende a manifestarsi soprattutto nel primo trimestre, ma quali sono le settimane peggiori? Di solito, i sintomi iniziano intorno alla 6ª settimana e raggiungono il picco tra la 8ª e la 12ª settimana. Dopo questo periodo, molte donne iniziano a sentirsi meglio, anche se per alcune la nausea può persistere più a lungo. È importante sapere che ogni gravidanza è diversa: alcune donne non avvertono quasi nulla, mentre altre possono avere nausea intensa e frequente. Se la nausea è così forte da impedire di mangiare o bere, è fondamentale parlarne con il medico o l’ostetrica. Rimedi naturali e pratici per la nausea in gravidanza Ora che sai quando aspettarti la nausea e perché succede, vediamo insieme alcuni rimedi naturali che puoi provare a casa. Sono semplici, sicuri e spesso molto efficaci: Zenzero: come ti ho già detto, è un vero toccasana. Puoi berlo in tisana, masticare un pezzetto di radice fresca o assumere caramelle allo zenzero. Menta piperita: l’aroma fresco aiuta a calmare lo stomaco. Prova una tisana o semplicemente annusa una foglia di menta. Aromaterapia: oli essenziali come limone o lavanda possono alleviare la nausea. Usa un diffusore o metti qualche goccia su un fazzoletto da annusare. Respirazione profonda: quando senti la nausea arrivare, prova a fare respiri lenti e profondi. Ti aiuterà a rilassarti e a ridurre il senso di malessere. Alimentazione equilibrata: privilegia cibi ricchi di vitamine e minerali, ma evita quelli troppo grassi o pesanti. Ricorda: ogni rimedio va adattato a te e alle tue esigenze. Se qualcosa non ti piace o non ti fa sentire bene, prova un’altra soluzione. Quando chiedere aiuto e come gestire la nausea severa La nausea in gravidanza è fastidiosa, ma quando diventa davvero intensa può mettere a rischio la tua salute e quella del bambino. Se vomiti più di tre volte al giorno, non riesci a trattenere liquidi o cibo, o ti senti molto debole, è il momento di consultare un professionista. La cosiddetta iperemesi gravidica è una condizione che richiede attenzione medica. Non devi sentirti in colpa o sola: chiedere aiuto è il primo passo per stare meglio. Nel frattempo, cerca di: Tenere un diario alimentare per capire cosa ti fa stare meglio o peggio. Bere piccoli sorsi di acqua o soluzioni reidratanti. Riposare molto e evitare stress. L’ostetrica o il medico sapranno consigliarti il trattamento più adatto. Vivere la gravidanza con serenità nonostante la nausea La nausea in gravidanza può sembrare un ostacolo insormontabile, ma con i giusti accorgimenti puoi affrontarla con più leggerezza. Ricorda che è una fase passeggera e che il tuo corpo sta facendo qualcosa di straordinario: creare una nuova vita. Non dimenticare di prenderti cura di te stessa, ascoltare il tuo corpo e concederti momenti di dolcezza. Parla con chi ti sta vicino, condividi le tue emozioni e non esitare a cercare supporto. Se vuoi approfondire e scoprire altri consigli utili, ti lascio di nuovo il link a "Nausea in Gravidanza: tips " un sito che offre tante informazioni preziose per il tuo benessere. Spero che questi consigli ti siano utili e ti aiutino a vivere questo momento con più calma e fiducia. Ricorda: non sei sola, e ogni passo che fai è un passo verso la gioia di diventare mamma.
- Diabete Mellito (Tabella riassuntiva)
Tabella delle tipologie di Diabete mellito In questa Tabella riassuntiva trovi sintetizzate le caratteristiche di ogni tipo di diabete mellito. Molto utile per avere a portata di mano un quadro chiaro e veloce di questa malattia che viene troppo spesso sottovalutata. Se vuoi approfondire il diabete gestazionale leggi l'articolo dedicato. Per qualunque domanda o consulenza contattami su Whatsapp , o vai alla pagina CONTATTI e scegli il metodo che preferisci. Ascolta anche i Podcast
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